martedì 16 dicembre 2014

We are sons of the pain

Eccomi ancora! :)
Stavolta vi propongo una delle mie "canzoni" XD
Dopo una serie di racconti ho sentito di dovervi ritornare, dato che mi piace molto fare questo genere di cose :) Quindi ho colto l'occasione, dato che era anche un po' che non lo facevo :)
Buona lettura! ;)


We are sons of the pain

We are frail like a warm glass in the hands of a man,
We fall down like rain on the ground in the middle of November,
We hurt ourselves and we often break... It's the truth.
But I think: if there's a spark in us,
If there's a little thing that keeps us alive,
Something worth fighting for,
That little fire will save our life 'cause

[Chorus]
We are sons of the pain that all this love, sadness and frustation had generated...
'Cause we are strong outside but inside we die...
But all this pain, all this pain, keeps us alive everyday.

I don't wanna be afraid, no, I don't wanna be afraid that I don't live my life,
I wanna fly and collapse
I wanna laugh until I cry,
I wanna cry for feeling my breath again,
I wanna dance for nothin' and I wanna feel well 'cause

[Chorus]
We are sons of the pain that all this love, sadness and frustation had generated....
'Cause we are strong outside but inside we die...
But all this pain, all this pain, keeps us alive everyday.

I wanna close my eyes and I wanna wake up every day stronger than ever,
'Cause everyday there's still a reason to live this life that sucks sometimes, but
We won't give up,
We wanna battle to feel us alive 'cause

[Chorus]
We are sons of the pain that all this love, sadness and frustation had generated....
'Cause we are strong outside but inside we die...
But all this pain, all this pain, keeps us alive everyday.

venerdì 5 dicembre 2014

Tutto quello che resta

Ecco il racconto che vi avevo detto l'altra volta! :)
Spero vi piaccia! :) Commentate se avete da dire qualcosa! ;)
Buona lettura :)

Tutto quello che resta

La conobbi al supermercato e tutto ebbe inizio.

Mi trovavo nel reparto surgelati, quando mi sentii chiamare:
<<Ehi, scusa>>
<<Sì?>>
<<Perdonami la domanda, ma sai mica se qui vendono gli apriscatole?>>
<<Beh, frequento questo posto da anni e non ne ho mai visto uno qui>>
<<Porca miseria! E' possibile che in tutti gli Stati Uniti d' America non si riesca a trovare un apriscatole? E' il quinto negozio, questo, che giro.. Accidenti! Forse dovrei finire di mangiare roba in scatola ed imparare a cucinare..Oh, scusami, ho parlato troppo!>>
<<No, no, era un monologo interessante. Sai, io ho la fortuna di essere di origini italiane e quindi mia nonna mi ha trasmesso la passione per la cucina, sennò a quest' ora forse anche io starei cercando un apriscatole>>
<<Eh già..Comunque io sono Jennifer, piacere>>
<<Tobias, piacere, ma tutti mi chiamato Toby>>
<<Beh, grazie lo stesso Toby>>
Una bella ragazza, formosamente autentica, con i capelli lunghi, castano scuri e mossi lungo le spalle, con gli occhi chiari: di quelli che non noti subito, di quelli che prima ti chiedi "Ma di che colore sono realmente?".
<<Jennifer, sicura che non ti serva altro? E' tantissimo che vengo qui, veramente>>
<<Beh, sì, qualcosa mi servirebbe, ma non vendono neanche quello qui, purtroppo>>
<<Ciao, Jennifer>>
Mentre camminava, le cascò dalla tasca la carta di credito. La raccolsi, ma non gliela diedi subito.
<<Oh mio Dio, la mia carta! Devo averla persa! Cavolo, ho solo due dollari in contanti..>>
<<Mi spiace signora, se non può pagare allora...>>
<<Ehi Jennifer, ecco la tua carta di credito: ti è cascata dai pantaloni. Avrei voluto dartela subito, ma sei corsa via e poi dovevo ancora scegliere tra il baccalà o dello strano pesce di cui non so il nome..Comunque che ci fai in giro con in tasca la carta di credito? Vuoi farti uccidere per caso? Hai un portafoglio?>>
<<Sì, ce l'ho, ma andavo di fretta e.. Aspetta! Scusa, ma a malapena ci conosciamo, ti ho chiesto un apriscatole, nient'altro>>
<<Scusate, ma mi si intasa la fila..>>
<<Sì, ci scusi>>
<<Beh, forse ho qualcosa che cerchi, anzi: ho sicuramente quel che cerchi>>
<<Ma che cosa vuoi, sei un pervertito? Guarda che chiamo la polizia>>
<<No, dai.. Guardi, metta anche questo in fila, solo che lo pago in contanti. Alla fine ho scelto il baccalà; a te piace il baccalà?>>
<<C'è  di meglio>>
<<Già.. Arrivederci e buona giornata..Ti aspetto fuori>>
Ero troppo curioso, mi attraeva quella ragazza.
<<Ho fatto la spesa; non ho trovato l'apriscatole, ma è uguale, Toby, o come ti chiami>>
<<Senti, se cambi idea e ti va di vedermi, ecco il mio numero. Ah, e solo per te ci ho scritto qualche secondo fa il mio indirizzo>>
<<Hai un biglietto da visita?>>
<<Sì, faccio l'idraulico per conto di me stesso, ciao>>
<<Ciao>>
Ero convinto che mi avrebbe almeno richiamato: si sentiva e si vedeva che aveva voglia di sesso.

Passarono tre ore e..
<<Pronto?>>
<<Ciao, sono Jennifer>>
<<Ah, certo, "Miss Apriscatole"...Tre ore? Volevi farmi invecchiare?>>
<<Cavolo, non so come lo sai, ma sai di cosa ho bisogno. Sto venendo..>>
<<Vedrai dopo, allora.. A tra poco Jennifer>>
Dieci minuti per arrivare e cinque minuti per spogliarsi.
<<Oh sì, Toby! Menomale che non ho trovato quell'apriscatole prima e che ho incontrato te invece che un vecchio panzone>>
<<Sei messa proprio male eh?>>
<<Sì..Ah.. Continua...Uh!>>

Sesso come quello non capitava a nessuno dei due da una vita, perciò continuammo a vederci.
<<Mio Dio, Toby! L'altra volta abbiamo quasi sfondato il letto, dovremmo andarci più piano>>
<<E' veramente quello che vuoi?>>
<<No..>>
<<Allora zitta e non preoccuparti>>

Passò un mese: conoscevamo perfettamente cosa ci piaceva durante il rapporto e cosa ci faceva estasiare; ma -come può capitare- il sesso spesso si trasforma in qualcos'altro...
<<Devo andare ora, Toby>>
<<Perché non rimani a cena stasera?>>
<<No, mi dispiace: devo dare da mangiare al gatto>>
<<E' un gatto: può procurarselo anche da solo, il cibo>>
<<No, il mio micetto non è un assassino, è un gatto di casa, non rompere>>
<<No, è che mi sento solo quando te ne vai, la sera..>>
<<Beh sì, certo: tu ci vivi da solo>>
<<Credo di essermi innamorato di te...>>
<<Cosa? Della mia fica, forse..>>
<<No, di te come persona. E' bello perché parliamo spesso quando finiamo di fare sesso, e forse è per quello che mi sono innamorato; poi non so..>>
<<E' solo un momento, poi ti passerà>>
<<Bene, ascolta: se ora esci da quella porta vuol dire che per te è solo sesso: allora puoi anche non tornare più; sennò rimani e vorrà dire che anche tu provi qualcosa>>
Ricordo ancora come si toccò dapprima i capelli, poi si mise la mano davanti la bocca e ancora con entrambi le mani continuò a toccarsi i capelli, mentre sembrava impazzire. Fece avanti e indietro, poi sedette accanto a me, mi baciò sulle labbra e si sdraiò:
<<Rimango>>

Un paio di mesi dopo prese il gatto e si stabilì da me. La cosa più divertente dei nostri momenti era fare la spesa: lei non faceva altro che comprare barrette di cioccolato. "Per il ciclo" diceva, ma in realtà le mangiava assiduamente, con o senza quello.

Passò un anno e ci sposammo.Un matrimonio repentino ma voluto.

Tutto procedeva alla grande, il miglior matrimonio fatto in un batter di ciglio di sempre, fino a quando una telefonata cambiò tutto:
<<Pronto?>>
<<Sì, è il signor Tobias Neri?>>
<<Sì, chi è?>>
<<Polizia, chiamo per il conto di sua moglie>>
<<Oh mio Dio, cos'è successo?>>
<<L'hanno rapinata, venga subito in centrale>>
Neanche il tempo di riattaccare, che corsi più forte che potevo alla macchina, anche se mi sembrava di andare a rallentatore.
Arrivato, mi portarono subito da lei. Era seduta immobile, con lo sguardo fisso perso nel vuoto: sembra come di pietra. Mi avvicinai e le porsi la mano, ma lei la evitò.
<<Abbiamo preso i ladri, erano in due, e anche la borsa>>
<<Grazie..Oddio, non l'ho mai vista così>>
<<La porti a casa e stia certo che poi si riprenderà>>
Provai nuovamente a prenderle la mano, ma lei continuò ad evitarmi.
Guidavo, ma mi sentivo teso. Lei non si muoveva, continuava a stare ferma; era persa, persa in qualcosa e non aveva ancora aperto bocca.
<<Dai amore, alla fine poteva andare peggio.. Li hanno presi e ti hanno ridato la borsa>>
<<Poteva andare peggio?>>
<<Sì, certo: al peggio non c'è mai fine, ma tu sei stata fortunata>>
<<Fortunata?>>
<<Ora basta>>
Accostai ad una piazzola deserta vicina alla strada:
<<Ora mi racconti cos'è successo, sennò non ci torniamo più a casa, capito? Rimaniamo qui>>
<<Vuoi proprio saperlo?>>
<<Sì che voglio, sì>>
<<Bene. Stavo tornando da lavoro, avevo finito prima, ed ero quasi a casa, quando un ragazzo di circa vent'anni mi ha chiesto l'ora. Io mi sono fermata ed un altro da dietro mi ha preso per un braccio, trascinandomi con forza in un garage. Il giovane stava a guardare, mentre l'altro, cinquantenne senza un dente davanti, con il suo alito colmo di vino e birra, mi leccava il collo, mi tirava i capelli, e poi ha continuato mettendomi una mano nelle mutande e..>>
<<Basta, basta, basta, ti prego!>>
<<Ora possiamo andare a casa?>>
<<Perché non lo hai detto alla polizia?>>
<<Perché non cambierebbe niente; fortunatamente si è fermato prima di..>>
<<Basta, ora andiamo>>
Guidai verso casa ma non so come ci arrivai, la mia testa era da tutt'altra parte.
Violentata vicino casa da un ubriacone...
Arrivati, Jennifer non emise un suono e si diresse in camera da letto chiudendo la porta a chiave. Io mi gettai sul divano e mi addormentai di chiocco, come se dovessi riprendermi da una brutta malattia. La mattina dopo ancora non avevo ben capito cosa fosse successo realmente, ma decisi di prepararle la colazione e di portargliela a letto.
<<Amore? Jen, apri, ho fatto la colazione. Posso entrare..? Jen, cazzo, apri!>>
Rimasi fuori cinque minuti, poi finalmente aprì la porta.
<<Che cazzo vuoi?>>
<<Jen, ma che cazzo hai fatto ai capelli?>>
<<Li ho tagliati corti corti stanotte. Cos'è, non ti piacciono?>>
<<Sinceramente? No>>
<<Beh, se li vuoi li ho conservati in un sacchetto>>
<<Hai anche bevuto per caso?>>
<<Sì. Stanotte mi sono alzata, tu dormivi come un ghiro, -beh, d'altronde non è te che hanno violentato- ho preso una bottiglia di vino e l'ho messa accanto al letto, ok?>>
<<Jen, non è così che ti riprenderai..Pensi che bere sia la soluzione migliore? Esci dalla stanza, fatti una doccia e va' a lavorare, o sennò usciamo solo io e te>>
<<Ma tu chi ti credi di essere? Tu non sai come mi sento, tu non sai stanotte gli incubi che ho avuto, tu non sai proprio niente, niente né di me né di te... Ma chi sei? Un idraulico, uno psicologo, o un maniaco anche tu?>>
<<Io vado. Tu riprenditi, mi raccomando>>
Mi avviai verso il nostro supermercato ma non era la stessa cosa: spingere quel carrello senza che lei mi parlasse assiduamente nell'orecchio, senza qualcuno che mi dicesse "Compriamo quello o quell'altro", senza qualcuno che volesse a tutti i costi del cioccolato. Già sapevo che Jennifer non era più la Jennifer dell'apriscatole, già sapevo che sarebbe stato difficile farla tornare. Provai comunque a comprare un po' di barrette: le presi al latte, alla nocciola, al cioccolato fondente, per provare anche solo per un attimo a farle tornare il sorriso. Tornai a casa, ma..
<<Jen, ho comprato la cioccolata: ne vuoi un po'?>>
<<Cioccolata?>>
<<Sì dai, alzati dal letto>>
<<Tu pensi che della stupida cioccolata possa farmi star meglio?>>
<<No, ma può aiutarti, dai..>>
<<Vattene Toby, fammi stare da sola, ti prego: non voglio parlare, non voglio mangiare. Vattene ora>>
<<No, non me ne vado, non me ne vado finché non esci da questa stanza: la nostra stanza>>
Si alzò velocemente e con gli occhi che le uscivano dalle orbite mi aggredì violentemente, provando a spingermi via.
<<Ora basta, vattene ti ho detto, vattene o ti uccido, capito?! Non ti voglio qui accanto a me! Ho bisogno di stare da sola, cazzo, da sola!>>
Mi sbattè la porta in faccia e io non potei far altro che lasciarla stare.

I giorni passavano lentamente e lei non si riprendeva, anzi la situazione peggiorava. Era vuota: piangeva e rideva da sola in quel letto, sembrava impazzire. Urlava durante la notte, ma teneva la porta chiusa a chiave e io non potevo entrare, non potevo fare niente. Continuavo a dormire sul divano. Era tutto così morto: proprio come lei.

Un giorno tornai da lavoro e la trovai in piedi in cucina a bere vino, quello che in genere usavo per cucinare.
<<Jennifer, ma che fai? Basta, vuoi morire per caso?! Ti stai solo facendo del male>>
<<Non toccarmi Toby, lasciami bere>>
<<No, non posso lasciarti bere: sei mia moglie cazzo! La devi finire, capito? O ti faccio rinchiudere da qualche parte, cazzo>>
<<Sì, dai: fammi rinchiudere. Tanto sono solo una pazza, una pazza. Io non vivo più: aspetto che mi caschi in testa qualcosa e mi uccida. La mia vita è inutile, io sono inutile>>
<<Sei tu che lo vuoi, capito? Solo tu! Se solo ti vestissi e andassimo a fare una cazzo di passeggiata..! Devi prendere aria, non puoi vivere chiusa qui: non sei un pezzo di muro, sei una persona>>
<<Persona? Che vuol dire? Cosa sono le persone? Gli uomini: tutti dei gran bastardi..Come quell'ubriacone sdentato, proprio come te. Cosa vuoi, Toby, la mia fica? Dillo: è questo che vuoi?>>
<<No, voglio solo che tu stia bene>>
<<Sì, certo. Sai che faccio? Ora esco e vedo se rincontro quel tipo, così concludiamo la cosa. Chissà, magari è anche bravo.. E poi vediamo quanto vorrai la mia fica>>
Non ho mai toccato una donna in vita mia, ma non ressi a quella frase e le mollai uno schiaffo in pieno viso. Me ne pentii subito:
<<Oddio Jen, scusa, scusami tanto>>
<<No, scusami tu: scusami se ti sto causando tutto questo, ma non riesco a fare altro ora. Me ne torno a letto..>>

Certo che volevo fare l'amore con lei, volevo la sua persona, il suo corpo, la volevo tutta intera: volevo la mia dolce e passionale Jennifer.
Sbagliai anche io quel giorno: andai in un bar e iniziai a bere, proprio come lei. Presi la macchina e feci salire una prostituta. Facemmo sesso tutta la notte, anche se a me la maggior parte delle volte scappava da vomitare.
Tornato a casa stetti un'ora sotto la doccia sperando che l'acqua potesse portar via ciò che avevo fatto.
La mattina dopo stavo peggio di prima: anche a me era passata la voglia di uscire. Avevo solo voglia di stare seduto sul divano e non alzarmi più, ma dovevo farlo per Jennifer, sennò sarebbe rimasta in quella stanza finché non le sarebbero venuti i capelli bianchi.
Ritornai al supermercato e, come una beffa, accanto al reparto dei prodotti in scatola ce n'era un altro pieno di apriscatole. Non ci vidi più: ne presi uno e corsi verso la cassa, puntandolo al cassiere.
<<Ehi tu!>>
<<Sì, qualche problema?>>
<<Perché questa cosa?>>
<<Che cosa?>>
<<Questa cosa che ho nelle mani>>
<<Perché è una promozione, costano poco>>
<<Senti: non dovevate permettervi di venderli, voi non sapete che male farete alle persone! Voi dovete toglierli!>>
<<Senta: mi sa che lei ha qualche problema, si deve curare>>
<<No, ascoltami: quanti anni hai?>>
<<Diciannove, signore>>
<<Bene. Un giorno tu magari andrai a fare la spesa ed incontrerai una splendida ragazza che ti chiederà se sai se in quel posto vendono gli apriscatole, tu le dici di no e poi..Puff! T'innamori. Il punto è che se ci fossero stati quegli apriscatole io le avrei detto "sì, a sinistra" o "a destra" o insomma dove cazzo erano, capisci?>>
<<No..>>
<<Bene. Allora: se voi li aveste venduti prima io adesso non l'avrei sposata, e non starei soffrendo perché lei soffre e non so come farla smettere, capito?>>
<<Va bene..>>
<<Quindi, per piacere, puoi dire al tuo capo che non ha senso venderli ora?>>
<<Eeeh...No, non posso>>
<<Come non puoi? Allora non mi hai ascoltato, non mi hai ascoltato cazzo... Vieni qui. Dammi quell'affare, quella specie di microfono, vieni qui>>
<<Aspetti, lei è un pazzo!>>
<<"Ascoltatemi bene: dovete togliere quei maledetti apriscatole dal negozio, altrimenti rovinerete le vite degli altri!">>
<<Ha finito, signore?>>
<<Sì. Senti però: questo lo compro>>
<<Un dollaro>>
<<Uh, bene: costano poco davvero! Ciao!>>
Ero arrivato veramente al punto di mettermi in ridicolo solo per lei. Non sapevo dove sbattere la testa, così mi diressi verso casa dei suoi per parlar loro dell'accaduto e per vedere se avessero potuto darmi una mano. Li avevo visti solo al matrimonio e una volta, poco dopo, ero stato a cena da loro, poi basta. Erano i suoi genitori adottivi e le volevano un gran bene, ma Jen era sempre stata restia nei loro confronti.
Arrivato davanti alla porta, suonai:
<<Signora Trend, sono Tobias, suo genero>>
<<Ciao Tobias, entra>>
La madre di Jennifer era ridotta male dall'ultima volta che l'avevo vista; soprattutto, l'ultima volta stava ancora in piedi.
<<Che le è successo, signora?>>
<<Un ictus, mi ha paralizzato le gambe>>
<<Mi dispiace..>>
<<E a te cosa è successo, perché sei qui?>>
Non potevo dirle cosa fosse accaduto: mi sembrava così debole..
<<Oh beh, ho fatto un lavoretto da una signora che abita qui vicino e allora ho pensato di passare a salutarvi. Ma suo marito non c'è?>>
<<No, mio marito è morto sei mesi fa>>
<<Cosa? Jen non mi ha mai detto niente..>>
<<Perché Jen non lo sa. Non mi rivolge più la parola da quando siete venuti, un anno fa>>
<<E perché?>>
<<Perché? Perché noi non abbiamo legami di sangue con lei e non possiamo permetterci di dirle che il suo matrimonio è stato affrettato, perciò ha detto che per lei eravamo morti, poi basta>>
<<Ecco, adesso mi sento in colpa; e forse il nostro matrimonio è stato affrettato veramente, sa?>>
<<Che cosa succede, le cose non vanno?>>
<<No, lei si butta giù e io non so come tirarla su. Io la amo signora, la amo con tutto me stesso, ma dopo un po' non riesco a tener duro come dovrei>>
<<Vieni con me. Vedi questa stanza? Qui Jen e suo padre giocavano quando lei era piccola.. Era così bella con quei boccoli biondi>>
<<Biondi?>>
<<Sì, quello che ha in testa non è il suo colore naturale>>
<<Non lo sapevo, so che se li tinge, ma bionda...Wow>>
<<Lei era una bambina così allegra, lottava con le unghie e con i denti per ciò che voleva e quando gli altri la scoraggiavano lei si tirava sempre su. Una volta una bambina la mise con la testa nel fango, ma lei si rialzò subito. Ah, la mia Jen, quanto mi manca!>>
<<Le prometto che la farò tornare signora, in qualche modo lei la riavrà>>
<<Tobias, non è stato affrettato il vostro matrimonio: leggo nei tuoi occhi che la ami immensamente>>
<<Sì, è vero..>>
Tornai a casa con l'apriscatole in una mano e tanta speranza nell'altra.

<<Amore, sei ancora a letto?>>
<<Sì, non mi vedi?>>
<<Sono stato da tua madre, ma prima ho comprato questo stupido apriscatole. Ricordi?>>
<<Perché sei stato da mia madre?>>
<<Per parlarle di te, ma non ne ho avuto il coraggio: è in sedia a rotelle, ha avuto un ictus, mentre tuo padre è morto>>
<<Loro non sono i miei genitori>>
<<Come? Ti hanno cresciuta e ti hanno fatto diventare la donna che eri fino a poco tempo fa, ma cosa cazzo dici? Falla finita di sbattertene di tutto!>>
<<Amavo mio padre, cosa credi? Era l'uomo della mia vita, aveva occhi solo per me. E' stato fantastico, ma non voglio soffrire ancora di più e farò finta che non sia successo niente, che ci siamo odiati. Così potrò soffrire di meno>>
<<Non puoi, non puoi fingere, cosa dici?! Perché hai paura così?! Tua madre mi ha detto che niente di abbatteva e ti rialzavi sempre.. Guarda che sono io, Toby, tuo marito. Non ti dice niente questo?>>
<<Non più , Toby, non più. Non ce la faccio a guardarti con gli stessi occhi, mi sento a disagio.. Non ce la faccio, non riesco a provare a baciarti, a toccarti, mi dispiace..>>
<<Provaci ora, dammi la mano. Senti, senti il mio viso. Me lo accarezzavi sempre, poi ti baciavo la mano, così, e ci lasciavamo travolgere dalla passione>>
<<Fermo, fermo, non farlo più: non prendermi più la mano. Vattene, per piacere>>
<<OK, adesso mi sono stufato! Esco, mangio fuori. Tanto mangio sempre solo da quando tu sei sdraiata qui. Ah, poi volevo dirti che ti ho tradito, ti ho tradito con una prostituta, perché è vero: io sono un maniaco, io sono un bastardo. Tanto ti piace che te lo dica, ti piace fare la vittima, ti piace non toccarmi e farmi sentire uno schifo se poi lo faccio. Vaffanculo Jennifer>>
Sbattei la porta violentemente e uscii da quella casa. Mi mancava l'aria: mi sentivo come una mano che mi stringeva forte la gola e non la lasciava, anzi, aumentava e aumentava. Mi dispiaceva, sì, mi dispiaceva di averla tradita in quella maniera, ma io stavo impazzendo nel vederla così. Proprio come lei.

Tornai dopo circa un'ora e di lei non c'era più niente: niente vestiti, niente trucchi, niente gatto, che nel frattempo era diventato una piccola bestiola selvatica. Per un attimo non seppi se essere disperato o semplicemente più leggero; non sapevo se cercarla o semplicemente lasciarla andare. Tutto quello che restava di noi era quell'apriscatole appoggiato sopra il letto, come se nient'altro fosse accaduto in quel periodo, come se tutto fosse rimasto fermo alla prima volta che ci siamo conosciuti.
Non la cercai, non la chiamai Non sapevo dove fosse e per i primi cinque giorni mi andò bene così. Poi più il tempo passava e più non riuscivo a non pensare a lei. Tornare su quel letto così grande e freddo da solo, senza il suo sorriso che mi illuminava e mi faceva dormire meglio, senza lei che cantava sotto la doccia, era impossibile.
Chiamai sua madre e mi disse che Jennifer era da lei ma che no era il momento di vederci e che quando lo fosse stato sarebbe venuta lei da me.

Passarono all'incirca cinque settimane dal litigio, e quel momento arrivò.
<<Ciao Jennifer>>
<<Ciao, posso entrare?>>
<<Certo, questa è anche casa tua>>
<<Senti, sarò breve, non ho tempo da perdere>>
<<Sì, dimmi tutto>>
<<Voglio il divorzio>>
<<Cosa?>>
<<Hai capito bene: voglio divorziare, "Mister Prostituta">>
<<Mi-mi dispiace per quello che ti ho fatto! Quella sera avrei preferito tagliarmi la pelle, tagliarmi anche le palle: non ero in me, sennò sai che non lo avrei mai fatto. Non puoi lasciarmi per questo!>>
<<E perché no? Mi hai tradito!>>
<<Sì, ma non l'ho fatto con coscienza: tu mi istigavi ogni volta, mi davi del maniaco e dicevi che volevo solo la tua fica, ma sai che non è così. Tu hai sempre pensato che io volessi solo la tua fica, ma sai che non è così, sennò non ti avrei mai sposato, cazzo!>>
<<Accidenti a te, accidenti a te che quel maledetto giorno ti sei intascato la mia cazzo di carta di credito e non me l'hai ridata subito! Dovevi farti i cazzi tuoi, cazzo>>
<<Tu volevi del sesso con me e l'hai fatto, eh? Quanto ti piaceva! "Oh, continua così, bravo Toby. Non smettere, a pecorina sei un mago!". Sei tu che hai sempre e solo voluto il mio cazzo di cazzo, e mi hai sposato solo per quello: tu non mi ami>>
<<Non dire così, perché lo sai..>>
<<No, io non so più niente. Io sono uno stronzo testa di cazzo che ha tentato di aiutarti perché un altro figlio di puttana ti ha messo le mani addosso..E io mi sento così incazzato! Io lo ammazzerei, capito?! Lo ammazzerei..! Vuoi che finisca in galera? Se vuoi vado e lo cerco: uno sdentato ubriacone. Dai, lo trovo, poi lo ammazzo, lo ammazzo! Ma ricordati di venirmi a trovare in galera>>
<<No, fermo!>>
Mi prese la mano. Mi sentii rinascere: era da almeno due mesi e mezzo che non lo faceva.
<<Io ti amo e non voglio che ti rovini la vita per me. Io ti amo. Ti ho visto quel giorno al supermercato e ho pensato che tu fossi bellissimo, poi ti ho conosciuto e so che come te non c'è nessun altro, nessuno>>
<<Davvero?>>
<<Sì, io ti amo, Toby>>
<<Tornerai a casa, Jen? Ti prego, sto impazzendo, sono impazzito qua senza di te>>
<<No, non posso tornare adesso. Devo stare un altro po' da mia madre, non possiamo ripartire subito, io non ce la faccio. Ma tu, tu aspettami, ti prego>>
<<Ci proverò, anzi: ce la farò>>
Ci baciammo come se fosse la prima volta per entrambi. Quella pelle, quel viso, quelle labbra: quanto mi era mancato non averla più, non sentirla più! Ero rinato.



E' passato un altro po' di tempo, non troppo però: alla fine solo qualche settimana. Io sono ancora fedele a lei e al mio supermercato. Reparto surgelati, baccalà o non baccalà: sono indeciso come sempre.
<<Toby>>
<<Ciao>>
<<Ma come è possibile che, secondo te, adesso vendano tutti questi apriscatole?>>
<<Io non lo so, veramente incredibile>>
<<Già. Quello che comprasti ce l'hai sempre?>>
<<Sì>>
<<Posso passare a prenderlo stasera?>>
<<Stasera?>>
<<Sì>>
<<Certo>>
<<Vai. Porto anche il gatto, che ne dici?>>
<<Sì, va bene, va benissimo>>

domenica 30 novembre 2014

In attesa del prossimo racconto.. Risulto vincitrice del concorso "LuceNera" 2014!!

Eccomi qua di nuovo, era un po' che non vi scrivevo! :) Ma tranquilli, non è stato tempo sprecato: ho lavorato ad un nuovo racconto e a breve lo pubblicherò, giusto il tempo di ricontrollarlo :)

Stasera ho anche una bella notizia! :D
Tempo fa ho partecipato alla prima edizione del concorso "LuceNera", conclusosi lo scorso 31 ottobre, con il mio brano "Psycho 2014". Ebbene, sono stata selezionata tra i vincitori ed il mio lavoro verrà pubblicato assieme a quelli di tutti gli altri!! :D
L'intero libro verrà pubblicato da Sensoinverso Edizioni, con logo LuceNera 2014, e sarà diviso in due volumi per permettere a tutti i selezionati di trovarvi posto :) Inoltre verrà messo in vendita sul sito stesso della casa editrice (vi lascio il link in basso), in alcune librerie che lo vorranno, in certe fieri editoriali e anche come E-book sui principali stores. Se siete interessati, vi invito a prenderne una copia! :) Sono sicura che tutti i racconti che vi troverete all'interno saranno di vostro gradimento, non solo il mio! ;) XD
Spero di continuare con questa scia positiva, e che continuiate a seguirmi! :)
Però non ho tempo di sedermi sugli allori: devo continuare a scrivere, a dar sfogo alla mia creatività! Grazie a tutti quelli che continuano a sostenermi! Alla prossima! :)



sabato 15 novembre 2014

In attesa di un nuovo racconto

Ciao a tutti! :)
E' ormai una decina di giorni che non pubblico!
A breve però pubblicherò un nuovo racconto, anche se personalmente non mi convince fino in fondo.. Forse è normale, non so XD Poi mi direte voi :)
Nel frattempo continuate a seguirmi e gustatevi gli scritti già pubblicati! :)
A presto! :)

mercoledì 5 novembre 2014

Tornado

Buonasera a tutti! :)
Nuovo appuntamento con la rubrica "fantacanzoni"XD
Quando il tempo è brutto viene fuori una certa vena.. Vedrete qui di cosa parlo! :)

PS: sto per cominciare un altro racconto, quindi a breve potrete leggerlo!:) Non appena lo avrò concluso, s'intende XD

Tornado
This wind of storm slaps my face and flies with me.
Over my life,
Over my problems,
This wind lets me go away.
My every single breath is lighter than me,
When the rain falls down I let my body soak.
And my soul grows up with her,
But my heart remains the same

[Chorus]
When the storm crushes me and I become a tornado,
I let myself go twisting around and around me,
I sweep away the dust from my veins, from the ground... But my dreams remain the same


This grey sky upon my head reminds me that I'm not the only one sad,
Somebody will watch over me untill I become Sun and
I will shine on us,
I will shine on me,
Through this beautiful dream, dream, dream

[Chorus]
When the storm crushes me and I become a tornado,
I let myself go twisting around and around me,
I sweep away the dust from my veins, from the ground... But my dreams remain the same


Twist like a tornado on my mind,
I'm twisting as if I won't be the same person I was yesterday,
But my dreams remain the same

venerdì 31 ottobre 2014

Un po' di attesa non fa male...XD

Scusate se ancora non ho pubblicato quel racconto promesso ma mi sta impegnando più del previsto! Ma ormai ci sono: l'ho finito e riguardato, devo solo trascriverlo e dargli un'ultima occhiata! Spero di farcela in breve tempo, ma voi abbiate fiducia!
Nel frattempo, riguardate tutto il materiale già pubblicato, che magari così vi piacerà ancora di più! :P
Buona serata!

mercoledì 29 ottobre 2014

To live my dreams

Buonasera a tutti! :)
Stasera pubblico un'altra delle mie "fantacanzoni"! Questa come vedrete è diversa dalle altre, perché l'ho scritta in un momento in cui ero..abbastanza arrabbiata! :P
Appunto da questo momento di rabbia, comunque, ho capito una cosa che voglio condividere con voi: con la forza d'animo e fregandocene di loro, possiamo sempre mandare a farsi fottere chi sa solo calpestarci i piedi e non apprezza il nostro cammino!
Ricordatevelo sempre quando qualcuno vi fa sentire inutili: non lo siete!

PS: Se riuscirò, domani dovrei pubblicare un racconto su cui lavoro da qualche tempo :) Più del previsto a dire la verità, ma è proprio per farlo uscire al meglio! :)



To live my dreams
I built my life on a dream,
And it's all right because even if it's hard,
I'm living with a purpose,
That still keeps me alive.
Sometimes it's difficult,
It's horrible and
I just would throw away everything and start from scratch.
But I'm not you,
I'm stronger than you,
One day I'll be on my edge of glory,
And you'll be on the edge of a knife, so


[Chorus]
Cut your head son of a bitch,
Lick your wounds,
Jump into the fire,
Roll over the shit,
Be lazy and overbearing,
Suffocate in your fears,
But you scream "I'm the best" when you aren't,
I won't let you crush me,
'Cause I'm here to live my dreams


I'm not afraid if you don't save me,
Your arms are butter: they dissolve fast.
I walk with a weight on my shoulder,
A scar in my heart and your big problem is "bla,bla,bla",
You think you're crazy,
But I'm more,
'Cause I have courage to chase my dreams, so


[Chorus]
Cut your head son of a bitch,
Lick your wounds,
Jump into the fire,
Roll over the shit,
Be lazy and overbearing,
Suffocate in your fears,
But you scream "I'm the best" when you aren't,
I won't let you crush me,
'Cause I'm here to live my dreams


I see you and I feel nothing,
You're not me,
You're not like me,
You make me sick,
You won't crush me, asshole, no more, 'cause I'm here to live my dreams

domenica 26 ottobre 2014

Tutto quello che voglio è fare l'amore con te

Ciao ragazzi e ragazze! :)
Un po' di giorni fa ascoltavo la musica e ho scoperto "All I wanna do (is make love to you)" degli Halestorm, che in realtà era una cover anche se io non lo sapevo. Quando l'ho scoperto ho cercato l'originale, degli Heart: più la ascoltavo più mi innamoravo del testo! Ho quindi deciso di raccontarla nella mia personale maniera ma rimanendo fedele a ciò che dice il testo, senza cambiarlo ma aggiungendo qualcosa di mio.
Per me è un piacere fare un tributo ad una così bella canzone, che già è un "mini-racconto" di per sé. Leggete il mio omaggio, e se non le conoscete non dimenticatevi di ascoltare entrambi le versioni! :)

[Canzone Halestorm: https://www.youtube.com/watch?v=YZZsD4N_mbs
Sito ufficiale Halestorm: http://www.halestormrocks.com/ 
Canzone Heart: https://www.youtube.com/watch?v=OAfxs0IDeMs
Sito ufficiale Heart: https://www.youtube.com/watch?v=OAfxs0IDeMs ]




Tutto quello che voglio è fare l'amore con te

Era una notte piovosa e stavo guidando in cerca di qualcosa che non avevo da tempo, in cui speravo da molto tempo. Ad un certo punto la mia vista fu attratta da un ragazzo, che mi colpì subito perché se ne stava sotto la pioggia senza ombrello e senza cappotto, in piedi sul marciapiede; sembrava anche lui in cerca di qualcosa.
Accostai e gli offrii un passaggio: il suo viso si illuminò ed accettò subito, senza pensare.
Non chiesi il suo nome, né lui il mio. Quel ragazzo "solo" sotto la pioggia mi aveva attratto fortemente. Ad un certo punto si voltò e mi disse:
<<Portami dove ti pare, basta via da qui!>>
Io lo guardavo e speravo, e volevo solo una cosa: volevo che lui restasse con me seriamente solo quella notte. Sospiravo e mi ripetevo in testa: "Tutto quello che voglio è fare l'amore con te stanotte, una notte d'amore è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Le mie braccia sono pronte a donarti affetto e molto di più. Tutto quello che voglio è fare l'amore con te, è fare l'amore con te stanotte". Non so se questo è amore a prima vista, ma è tutto quello che voglio.
Trovammo un hotel, era un posto che conoscevo ben., Prendemmo una camera e tutto iniziò a diventare magi: prima ci guardammo, poi ci sorridemmo; lui mi accarezzò i capelli e mi baciò prima sul collo poi sulle labbra; ci spogliammo lentamente, le sue mani erano delicate come la seta. Incominciò a toccarmi i seni con grazia, senza violenza, senza farmi male. Facemmo l'amore tutta la notte e lui fu perfetto, non sbagliò un colpo, ed ogni volta che ricominciavamo, lui faceva uscire la donna che è in me. E l'ha fatto per così tante volte...
Quella notte l'unica cosa che volevo era fare l'amore con lui e l'avevo fatto, l'avevamo fatto.
La mattina dopo gli lasciai un biglietto sul comodino con su scritto: "Io sono il fiore, tu il seme, ed insieme abbiamo piantato un albero in giardino. E' stato bellissimo, ma non cercarmi ti prego, non farlo, lascia che io viva nei tuoi ricordi perché tu rimarrai sempre nei miei".
Avevamo fatto l'amore come due naufraghi con la voglia di tornare a casa; siamo stati un tutt'uno, un qualcosa di unico, di speciale, di irripetibile.
Passò molto tempo, ma io non mi ero dimenticata di quella sera comunque. Stavo percorrendo la via di casa, quando lo incrociai per puro caso; lui mi prese le braccia e mi urlò:
<<Perché sei andata via quella mattina? Avrei voluto stare ancora con te! Quella è stata la notte più bella di tutta la mia vita ed è solo per merito tuo...>>
Io non potei far altro che dirgli la verità:
<<Ti prego, non farlo, non ripeterlo. Sono innamorata di un altro uomo adesso, ma sai qual è l'unica cosa che lui non può darmi? E' una notte d'amore come me l'hai data tu quella volta. Quello che io e lui abbiamo costruito non vale la nostra notte d'amore>>
Dettò ciò, mi abbracciò forte e i ricordi di quella sera diventarono come reali e capii subito che tutto quello che volevo, tutto quello di cui avevo bisogno era fare l'amore con lui. Il ragazzo mi diede un bacio sulla guancia e andò via. Io lo guardavo da lontano e continuavo a ripetermi: "Tutto quello che voglio è fare l'amore con te, è fare l'amore con te".

giovedì 23 ottobre 2014

Storia assurda numero 1 - Pianeta Heart

Ciao a tutti! :)
Durante l'estate di un anno fa lavoravo in una bancarella dove vendevo libri di tutti i tipi. Un giorno, era una giornata calda di luglio e non c'era praticamente nessuno quella mattina, su un'asse di legno della bancarella scrissi questa storia, per me assurda e con un filo di tristezza alla fine.
Questa è la mia "Storia assurda numero 1", buona lettura!


Pianeta Heart
Isabel è una ragazza dal cuore di pietra, non perché sia una ragazza cattiva o egoista, ma perché il male che il mondo le ha inflitto, anche se molto giovane, sembra averla fatta diventare un pezzo di ghiaccio.
Un giorno d'estate però, mentre camminava sulla spiaggia, sentì una mano toccarle le spalle. Si voltò ed era un ragazzo di all'incirca 16 anni, forse suo coetaneo, apparentemente un po' sciupato, molto secco, con capelli scuri e corti e occhi un po' scavati all'indentro, ma chiarissimi, e dall'aria buona.
<<Ti è caduto il portafoglio>>
<<Ah...Grazie...>>
<<Sei un po' scorbutica?>>
<<No, ma che vuoi?>>
<<Niente, mi hai guardato come se te l'avessi rubato ma invece te lo sto ridando>>
<<No, è solo il mio modo di fare, ma che vuoi? Ci conosciamo?>>
<<No, ma magari un giorno...>>
<<Vabbé, ciao!>>
Isabel guardava quel ragazzo incuriosita e dopo tanto tempo le spuntò dalla bocca un mezzo sorriso. Più tardi al bar si sentì risfiorare la spalla: era lui un'altra volta.
<<Ma guarda te che coincidenza! Ciao ragazza a cui ho restituito il portafoglio e della quale non so il nome>>
<<Ma ciao ragazzo raccatta-portafogli, sei sicuro che non me l'hai preso apposta, il portafoglio, per non rompermi le scatole?>>
<<Pensala come ti pare, ma se l'avessi fatto non avresti i soldi per l'aranciata adesso. Comunque mi presento: io sono Dean, piacere>>
<<Ah, piacere...>>
<<E il tuo nome?>>
<<Isabel>>
<<Bel nome! Senti Isabel: usciresti con me stasera?>>
<<Cosa? No>>
<<Perché?>>
<<Neanche ti conosco>>
<<Prova a conoscermi, dai, solo per stasera!>>
Il ragazzo ci provò per ore con Isabel: le comprò gelati, ghiaccioli, e anche un po' di cocco fresco, fino a quando Isabel dallo sfinimento accettò.
Negli occhi di quel ragazzo intravedeva qualcosa di magico che le piaceva ed era come se la facessero stare meglio. Passarono una, due, tre serate insieme e Isabel cominciava a sciogliersi lentamente: parlava tanto con Dean, tanto che diventò l'unica persona di cui si poteva fidare realmente. Un mese dopo circa arrivò il primo bacio e da quel giorno cominciò la loro storia d'amore. Le giornate trascorrevano serene, tra passeggiate in bicicletta, risate e lacrime, che Isabel non sapeva più cosa fossero da tempo; tutto questo grazie a Dean.
Un giorno, dopo circa otto mesi di relazione, arrivò alla madre di Isabel la notizia di un imminente trasferimento per lavoro. La ragazza era distrutta: doveva salutare Dean e forse per sempre.
<<Non voglio lasciarti Dean, non so come fare senza di te! Sei l'unico con cui posso parlare e sei l'unico di cui io mi possa fidare>>
<<Ascolta Isabel: avremmo dovuto lasciarci comunque prima o poi>>
<<Cosa? E perché?>>
<<Vedi, ti sembrerà incredibile ma è arrivato il momento di dirtelo: io non sono propriamente di questo pianeta; vedi, io e la mia specie veniamo da un pianeta chiamato Heart e noi nasciamo proprio per donare un cuore alla gente che non ne ha uno>>
<<Stai scherzando?>>
<<No, vedi, io sono nato a causa tua perché le cattiverie e il dolore che hai subito ti hanno fatto diventare il cuore di pietra; perciò Isabel io oggi ti dono il mio, perché sono convinto che cercherai di difenderlo e di non ridurlo più nel nulla assoluto. Ma Isabel, soprattutto: è questo lo scopo della mia vita>>
Dean strinse forte Isabel e vennero avvolti da una turbine misterioso, mentre dai loro corpi uscivano fuori i loro rispettivi cuori, che si scambiarono l'un l'altro. Mentre succedeva questo, una luce illuminava gli occhi di Dean. La ragazza svenne tra le sue braccia, lui la posò delicatamente per terra, le diede un bacio sulla fronte e intanto la luce proveniente dai suoi occhi si stava lentamente spegnendo. Il ragazzo sembrava far fatica a respirare. Mentre si accasciava a terra sussurrò dolcemente nell'orecchio della ragazza: "Ti amo".
I suoi occhi si spensero definitivamente e morì sdraiato con la testa sopra il petto di Isabel. Quest'ultima al risveglio non trovò il corpo del ragazzo, ma una piccola foglia appoggiata sul suo cuore. Isabel purtroppo non si ricordava neanche dell'esistenza di quel ragazzo. Sapeva solo che si sentiva meglio, sapeva solo che poteva ricominciare ad amare da quel giorno.

lunedì 20 ottobre 2014

Bullo all'improvviso

Oggi pubblico doppio!XD
Quest'altro post contiene un altro racconto da me scritto quando frequentavo la Scuola Omero: è un racconto adolescenziale che parla di bulli, anche se in maniera forse un po' "leggera".

Bullo all'improvviso

Tommy è un ragazzo apparentemente normale, non troppo differente dagli altri suoi coetanei: musica sempre nelle orecchie, un cappellino storto sulla testa, non molto alto con un fisico asciutto. Insomma uno apparentemente tranquillo. Tutte le mattine alle 7:30 esce di casa per andare a scuola, che si conclude ogni giorno alle 12:30.
Proprio uno di quei giorni incontrò quattro suoi pericolosi coetanei: Giovanni detto "La bestia" perché è un ragazzone di 1.90 m pesante 120 kg a 16 anni; Giacomo definito "Lo schizzato", un ragazzino tutto pelle e ossa molto pallido chiamato così perché va in giro a minacciare la gente con il proprio coltellino svizzero di tagliar loro le parti intime; Gabriel, di origine indiana, soprannominato "Il mancino" per avere di natura un potente gancio sinistro, mentre con la destra riesce a malapena a pettinarsi i capelli; ed infine Jack, fratello minore della bestia definito da quest'ultimo “Il cagasotto”, incaricato di riprendere le malefatte del terzetto.
Giovanni prese Tommy per lo zaino e di corsa i quattro lo portarono in un vecchio parco abbandonato e lo appesero al ramo di un albero, come un salame pronto ad essere mangiato. "Lo schizzato" lo guardava con gli occhi fuori dalle orbite mentre tirava fuori dalla tasca il suo famoso coltellino svizzero. Prima glielo fece passare sulle guance, sul naso, sulla bocca e poi glielo puntò direttamente davanti alle parti intime.
<<Ti taglio le palle sai? Ti taglio le palle, ti taglio le palle, le palle e poi ti faccio un paio di orecchini da regalare a mia madre! Eh, che ne dici se...>> minacciandolo fece una piccola pausa e poi continuò: << ...ti taglio le palle, le palle!>>.
<<Ora basta>> "Il macino" lo fermò: <<ci servono solo i suoi soldi. Forza bello dacci la grana e poi ti faremo scendere>>.
<<Ma sei vivo?>>.
<<Sì>>.
<<E allora rispondi, fai qualcosa! Sei sicuramente il tipo più noioso che abbiamo mai preso>>.
<<Aspetta bestia,>> lo interruppe "Lo schizzato" <<se gli tagliassi le palle magari inizierebbe a dimenarsi eh?>>.
<<Basta Giacomo, a questo stronzo serve proprio una bella scossa>>, per la prima volta Jack disse qualcosa.
<<Bravo fratellino, dagliela tu una bella sgrullata e io ti riprendo con il telefonino, forza>>
<<C'è "Il mancino" che picchia duro, non io, lo sai>>.
<<Io picchio duro ma dò il colpo di grazia. Ci servono le tue manine per stordirlo un po'>>
<<Io non mi muovo>>.
<<Cagasotto>> gli urlò il fratello.
<<Non chiamarmi così>>
<<Lo sei, e lo sai. Ma perchè non vuoi darmi mai una soddisfazione? Sei mio fratello, dovresti dargliele>>
<<E tagliargli le palle>>
<<Sì, "Lo schizzato" ha ragione: forse dovresti fare anche quello, ma tu sei solo un cagasotto e un piccolo sottomesso>>
Jack abbassò la testa e corse verso Tommy cominciandolo a prendere a pugni come fosse un sacco da boxe e facendolo dondolare come un'altalena, lo tirò giù dall'albero e lo iniziò a prendere a calci:<<Reagisci stronzo, reagisci!>>. Tommy continuava a star fermo.
<<Bravo fratellino continua così che ti presento ad una mia amica quando hai fatto>>
<<No, mi fa schifo>>
<<Cosa?>>
Jack si fermò. <<Sì, mi fa schifo proprio come te>>
<<Ma se non sai neanche chi è>>
<<Non mi importa: se è amica tua mi fa schifo, mi fai schifo tu perché mi usi come una marionetta e non mi tratti da fratello, ma sembri il mio allenatore di boxe, o di calcio o di qualsiasi fottuto sport; e poi mi fai schifo tu, Mancino, perché ti fai grosso solo perché hai un pugno potente, ma tutti sappiamo perché è così sviluppato: segaiolo! E tu Giacomo, psicopatico, mi faccio chiamare Jack perchè mi vergogno di portare il tuo stesso nome. Fai un favore all'umanità per una volta: taglietele tu le palle!>>
Detto ciò prese la strada di casa lasciando gli altri nello stupore; perfino "Lo schizzato" era zitto e non sapeva cosa dire. Improvvisamente, Tommy si alzò da terra, si diresse verso quest'ultimo e con un calcio lo stese togliendogli il coltello dalle mani:<<Ti taglio le palle, anzi direttamente il tuo cazzo malfunzionante brutto maniaco pervertito! Ti taglio il cazzo, il cazzo!>>
<<Oh merda!>> esclamò "Il mancino": <<allora si sa muovere!>>
<<Non avvicinarti pelle macchiata o gliele taglio veramente>>
<<Bestia fa' qualcosa!>>
<<No, ce lo meritiamo Gabriel: siamo degli stronzi e ci meritiamo di soffrire!>>
<<Guardate, anch'io sono come voi, cosa credete? Anche io vado in giro con un coltello molto simile a questo nello zaino e mi diverto a far rimanere in mutande la gente come questo qua; io non sono una vittima ma un assassino silenzioso>>
<<Non te le avrei mai tagliate le palle, lo sai no? Una volta le ho tagliate ad una gallina...>>
<<La gallina non ha le palle idiota.....>>
Un colpo mancino alla testa colpì Tommy e di certo non era per merito del famoso macino, ma di Jack che era tornato indietro. <<Stronzo bastardo pensavi di farcela cosi? Vigliacco!>>.
<<Mio dio Tommy ci hai salvato il culo>> esclamò il fratello
<<E' vero ma non mi interessa adesso,riappendiamolo all'albero>>
Al suo risveglio Tommy si ritrovò nuovamente come un salame e davanti a se aveva quattro bei culi nudi a salutarlo.
"Lo schizzato" gli si avvicinò e gli sussurrò all'orecchio: <<Il mio cazzo funziona benissimo. chiamami se lo vuoi provare, se non ti ho prima tagliato le palle!>>.
I quattro ragazzi tornarono verso le loro case un po' gasati e un po' impauriti ma certi che non avrebbero mai più intrapreso quel tipo di strada e sicuri che avrebbero sempre appeso all'albero i tipi come Tommy.

Dance with her

Ciao a tutti!:)
Piano piano mi sto mettendo più "a nudo" e cercherò di farlo sempre di più!
Stavolta questa "fantacanzone" è  un invito a non lasciarsi abbattere..
Spero vi piaccia! :)



Dance with her

A cigarette in your hand,
Head in smoke,
Sadness in your eyes , you want to go away,
But you're still well here.
You love your friends,
You love your mum, but you don't love your life: she's full of shit,
She's full of pain,
But
Close your eyes and let it go away.

[Chorus]
You can do everything you want, you can be everything you want to be, take your life and dance with her, laugh with her, don't be shy, don't shame yourself, one day you will be able to write this words on your personal song.

You are just confused,
You're still young,
You're still unprepared,
You're still a bud , your petals hide under your arms,
And when you will be free,
And when you will be happy, they will bloom up in the sky.

[Chorus]
You can do everything you want, you can be everything you want to be, take your life and dance with her, laugh with her, don't be shy, don't shame yourself, one day you will be able to write this words on your personal song.

And when life beats you for the millionth time, dance with her,
Remember your best memory,
Take a breath and just leave again.

venerdì 17 ottobre 2014

Senza una donna

La storia di stasera è un'altra di quelle nate mentre frequentavo la Scuola Omero.
In questa mi sono divertita ad uscire un po' dal convenzionale, se così si può dire..
Ditemi cosa ve ne pare! :)



Senza una donna
Ho amato solo tre donne nella mia vita fino ad ora: mia madre, la mia migliore amica e la mia ultima fidanzata. Sono un ragazzo molto giovane, ma so già di poter usare queste parole. Lei, Marina, la mia ex, fu veramente la prima per cui non riuscivo a dormire la notte. La incontrai un giorno al solito bar dove facevo colazione tutte le mattine. <Un cappuccino ed un cornetto vuoto, grazie>, alzai gli occhi e vidi quella nuova e bellissima barista, alta, mora, con gli occhi chiari e due tette da mozzare il fiato. Già lo sapevo: lei doveva essere mia. Senza pensarci, appena finito di fare colazione le lasciai il mio numero di cellulare sotto al piattino e me ne andai. Tornai il giorno dopo e lei giustamente mi dette dello sfrontato, ma piano piano, cappuccino dopo cappuccino la convinsi ad uscire con me. Ci baciammo per la prima volta il 30 novembre alle 22:35 a casa sua mentre guardavamo “l'Esorcista”, e ci siamo messi insieme due giorni dopo. La mia migliore amica invece l'ho conosciuta in terza elementare. Abbiamo avuto sempre gli stessi gusti, per il modo di pensare, in fatto di musica, di vestiti e di donne. L'ho sempre difesa dalla malelingue riguardo al suo orientamento sessuale e lei mi ha sempre considerato un fratellino da coccolare, e ci è riuscita sempre bene. Di mia madre beh, cosa devo dirvi? La mamma è sempre la mamma.
Arrivati a compiere due anni di fidanzamento ero abbastanza felice, Marina no. Era sempre nervosa, triste, distratta, quasi non riusciva a baciarmi, mi disse che era solo un periodo e che le sarebbe passata, ma niente, passarono altri mesi e lei continuava ad essere sempre più irraggiungibile. Io da innamorato perso quale ero chiusi un occhio perché lei mi andava bene lo stesso. Arrivò un altro 2 dicembre ed insieme compimmo tre anni. Le volli fare una sorpresa, dicendole che avremmo festeggiato il 4, invece no: vestito in smoking e con un mazzo di rose, decisi di andare a prenderla direttamente a casa. Bussai e poi suonai, ma niente, non apriva, così decisi di usare la copia delle chiavi che lei stessa mi aveva dato. Bastò un giro e fui dentro. Sentii subito un odore familiare, sembrava quello di Katia, la mia migliore amica. Proseguii verso il bagno, sentivo che Marina era lì, aprii la porta e non era da sola. Era proprio in compagnia di Katia, tutte e due per terra nude in procinto di un rapporto sessuale. Fu come se un pezzo di ghiaccio mi si fosse conficcato nello stomaco. Mi gelai. Di corsa si rivestirono e di corsa me ne andai. Avevo capito tutto solo in quel momento. Le sue ansie e angosce, e soprattutto i poster di Angelina Jolie sparsi per tutta la camera che come facevano arrapare me lo facevano anche con lei, quei gesti, quei pensieri: era lesbica e io facevo finta di niente. Ma quello che veramente fu peggio, fu il fatto che di tutte le donne con cui poteva tradirmi aveva scelto proprio la mia migliore amica. Si presentarono dopo qualche giorno a casa mia mano per la mano, dicendomi che si amavano e che non sapevano come dirmelo. Marina mi dette un bacio sulla fronte manco fossi suo figlio. La mia migliore amica mi lasciò anche un biglietto sotto il tappeto con scritto <Scusa ma capita in tutti i sessi di innamorarsi della persona sbagliata e io ho scelto proprio Marina. Spero tu possa perdonarmi un giorno, anche se dovessero passare trent'anni io ti aspetterò>. Non passarono trent'anni, ne passarono solo tre, di mesi, quando quel gran tegame di Marina la mollò per una più giovane così da ritrovarsi a soli venticinque anni ad avere una crisi di mezza età. La perdonai dopotutto perché mi aveva salvato come solo lei sapeva fare, anche se sbagliando. In quel modo mi sarei tenuto la mia fidanzata gay anche se me l'avesse confessato, invece no, questo colpo era servito soprattutto per farmi riflettere. Adesso siamo rimasti solamente io e lei, Benjamin e Katia, ed entrambi siamo senza una donna.

mercoledì 15 ottobre 2014

It's all broken

Stasera vi ripresento una mia "fantacanzone"! :)
Sapete, penso che tutti noi abbiamo qualcuno che ci protegge.. Questo è un bene, perché specialmente in momenti come questi c'è ancora più bisogno di qualcosa del genere, ed è bello sapere che non si è mai soli..


It's all broken

If you can hear me, wherever you are, can you watch over me? Can you watch over us?
Here there's no way to survive, every day is a battle which even God would lose if he real existes.

Every day a brick hits our heads and it poses inside our hearts,
And the only light that we can see is the fire of our lighter,
Ready to ignite our cigarettes 'cause here everything goes up in smoke,
And our eyes start to cry,
And our eyes become tears that we let slide without stop them.


[Chorus]
If you can hear me, wherever you are, can you watch over me? Can you watch over us?
Here there's no way to survive, every day is a battle which even God would lose if he real existes,
So i hope things will go well where you are 'cause here it's all broken.


Every day a dream dies together with a pure soul,
Every day a kid cries blood,
Every day our heart loses a beat and our legs the strength to run,
We are corps without emotions and the world turns because it is bored.


[Chorus]
If you can hear me, wherever you are, can you watch over me? Can you watch over us?
Here there's no way to survive, every day is a battle which even God would lose if he real existes,
So i hope things will go well where you are 'cause here it's all broken.


It's all broken without you,
It's all broken without future,
It's all broken if they stop to sing,
The sky every day is darker.....
It's all broken

lunedì 13 ottobre 2014

Monologo di un ragazzo alla propria (ex-)fidanzata

 Ciao a tutti!:)
In attesa di nuovo materiale che sto scrivendo, questo è un esercizio che ho fatto alla Scuola Omero: un monologo basato su un ragazzo che lascia la fidanzata.
Spero vi piaccia! :)




Maria, come potrai notare non sto più tanto bene ultimamente.. Vedi, è un po' che mi sento strano: è come se avessi un mostro dentro che però non vuole uscire, ma con una mano mi stringe la gola e io non..non riesco a respirare. Ma stai tranquilla, stai tranquilla Maria che la colpa non è tua, non è assolutamente tua, anche se non facciamo più sesso da quanto? Il tempo forse di una gravidanza? Ma non importa, ho ripreso a farmi le seghe come quando avevo quindic'anni sai?
Ma perché Maria non sei come quella tua amica, Valentina, sì la roscia, quella gran porca che sogno di farmi tutte le notti da quando non me la dai più, eh Maria? Però tranquilla che io ti amo, è solo un periodo difficile, ti amo e posso resistere perché senza di te sono perso, senza di te non so che fare, senza di te morirei: come adesso che non scopo. Maria io sono un uomo capisci, devo pure svuotarmi in qualche modo; ti vedrei bene a fare la suora: in questo momento magari guarderesti il rosario con lo sguardo più arrapato di come guardi me quando esco dalla doccia nudo Maria, e tu mi guardi ed è come se vedessi un bambino di cinque anni e inizi a ridere, ma cosa cazzo ridi eh Maria? Dovresti montarmi come l'uomo che sussurrava ai cavalli, o come il cavallo con Cicciolina porca miseria, dai! C'ho un cazzo in mezzo alle gambe, non una faccina che ti fa i versi, e dai Maria, e dai che io ti amo e non posso pensarmi tra le braccia di un'altra donna se non le tue, sei così bella, sei così vera e io non ti lascerei mai... Ma per quella gran porca della tua amica sì, quindi Maria io ho deciso: me ne vado. Guarda attentamente. Adesso apro la porta, così prendo le valigie che ho fatto ieri sera dopo essermi fatto accuratamente una pippa, e me ne vado sai da chi? Non da Valentina, da Giulia, la bionda, quell'altra gran maiala della tua amica. Sì tutte maiale le tue amiche, tranne te. Ciao.

sabato 11 ottobre 2014

Piccola candela bianca

E' tempo per un nuovo racconto! :)
Anche questo risale al periodo in cui frequentavo la Scuola Omero, e personalmente penso sia uno dei più "delicati" e dal significato intrinseco..
Probabilmente andrebbe riaggiustato un po', come altri miei lavori, quindi se avete consigli dite pure!:)
In ogni caso, spero che sia di vostro gradimento! ;)




Piccola candela bianca

Al centro di una stanza vuota, si poteva notare, come un punto nero sulla pelle bianchissima, un vecchio regista seduto su una sedia più vecchia di lui, appoggiato con le braccia aperte su un piccolo tavolino, con sopra un' altrettanto vecchia candela spenta, che lui fissava senza mai distogliere lo sguardo. L'uomo aveva buttato via tutti i ricordi di una strabiliante carriera negli angoli più remoti della sua mente, per non fare altro. Poco gli importava, se il telefono squillava, che il gatto miagolava perché aveva fame, se la muffa prendeva possesso delle pareti dell'appartamento, se fuori incominciava a nevicare e dei ragazzini si divertivano a tirare delle palle di neve contro le finestre della casa, e ancor meno gli importava se i giornali spalavano merda sul suo nome, dopo che era sparito dalla circolazione. Ogni stimolo umano era andato perso: bere, mangiare, dormire, non esistevano più e la vita sembrava non sfiorarlo neanche. Esisteva solo quella candela, a cui lanciava sguardi d'amore, piccole carezze e qualche piccolo bacio inviato con la mano. Tutto procedeva così, finché un giorno il vecchio uomo si addormentò, sognò di correre e dette una zampata al tavolino tanto da far cadere la fragile candela che si spezzò in due. L'uomo si alzò dalla sedia, si inginocchiò verso la candela, la raccolse con delicatezza, la strinse forte al petto e pianse per un po' di tempo, rimanendo in quella posizione a lungo. E poco gli importava, se il gatto ormai era stecchito, se la muffa faceva da padrona per tutta la casa, se la neve si era sciolta e ormai i ragazzini si divertivano a lanciare dei gavettoni fuori dalla finestra e sui giornali dicevano che lui era scappato in Messico perché non aveva pagato il FISCO, tanto ormai nessuno più lo chiamava. Fatto sta che era arrivato ad essere solo un vecchio agonizzante, disidratato e deperito, che cadde nuovamente dopo tanto in un sonno profondo, sempre con quella candela stretta forte al petto. Sognò di essere in un prato verde, si guardò intorno, in cerca di qualcosa, finché, davanti ai suoi occhi, apparve un ragazzo molto somigliante a lui, vestito con una divisa militare. L'uomo gli sorrise, andò per abbracciarlo, ma il ragazzo sparì e ne rimase solo una piccola candela bianca che si piantò nel terreno e si trasformò, a poco a poco, in un enorme quercia solitaria in mezzo a tutto quel verde. L'uomo, emozionato, accarezzò l'albero e si svegliò. Trovò la forza di rialzarsi, spalancò le finestre e lanciò via la candela spezzata verso la brezza estiva.

giovedì 9 ottobre 2014

La gabbia

Rieccomi qua!:)
Il racconto che vado a pubblicare questa volta è l'ultimo da me scritto mentre frequentavo la Scuola Omero. Oltretutto, è a me caro perché tratta di un argomento a cui tengo molto.
Spero colpisca anche voi!

La gabbia
Alle 8 alla solita spiaggia. Sono questi l'orario e il posto preferito di Marco per scoparmi. Alle 8 perché dice che una scopata è il miglior aperitivo del mondo e sulla spiaggia perchè chi sta sotto gode di più grazie alla sabbia che struscia sul corpo. Mi era sempre piaciuta questa spiaggia, questo mare che adesso guardo con tanta voglia di annegare, e a furia di strusciarmi le mani su questi fottuti jeans strappati non me le sento più. Tengo i capelli legati perché piacciono a lui, evito di mettermi gli occhiali perché lui non li sopporta e non fumo perché a lui dà fastidio.
Quando ho conosciuto Marco frequentavo le superiori, mentre lui lavorava come falegname in una piccola azienda. Mi aveva notato subito, quando poteva veniva fuori scuola solo per vedermi e poi andava via fino quando un giorno prese coraggio e con un mazzo di fiori elegantemente mi chiese di uscire e da allora iniziò la nostra storia. Tutto procedeva liscio fino a quando improvvisamente la madre di Marco morì, proprio quando lui stava cercando di recuperare i rapporti che madre e figlio non avevano mai avuto. Marco cominciò a diventare sempre più triste, arrabbiato, si rinchiudeva da solo in casa a spaccare oggetti e quando mi vedeva alla prima parola storta mi picchiava. Ho provato a stargli accanto per vedere se il Marco che conoscevo sarebbe tornato, ma niente: il Marco che ho conosciuto è morto insieme a sua madre.
Marco è la mia gabbia dalla quale non riesco a uscire.

Eccolo che arriva: ha gli occhi fuori dalle orbite, due occhiaie nerissime e il cazzo già ritto. Mi prende, mi bacia il collo, sbava, nelle orecchie mi sussurra: <<Beh facciamoci questo aperitivo>>. Si toglie la maglietta, la toglie anche a me, controlla se il reggiseno è quello giusto, quello che piace anche a lui, poi me lo toglie, mi tocca i seni, me li stringe forte, quasi come se volesse portarmeli via, mi annusa e mentre lo fa continua a sbavare, mi toglie i pantaloni, fa la stessa cosa con le mutande, poi le lancia via, e finisce di spogliarsi anche lui e poi inizia. Fa forte, fa forte come sempre, io faccio su e giù sulla sabbia, lui mi chiede <<Stai godendo?>> mentre affonda le unghie sulle mie braccia, ed io rispondo di sì, ma in realtà no, soffro: sento i granelli di sabbia entrarmi nella pelle, nella spina dorsale. Lui è bravo a far del male, proprio come mio padre con mia madre quando tornava a casa ubriaco.

L'ultima volta in cui vidi mio padre dentro la casa in cui sono cresciuta, era in piedi sopra mia madre sdraiata per terra. L'aveva presa a calci nelle gambe, in pancia, in bocca e prima di andarsene per sempre mi aveva guardato fisso per qualche secondo con la faccia stravolta dal vino e dalla violenza, poi aveva detto: <<Meritate tutte questa fine!>>. Avevo solo 8 anni e adesso che ne ho 21 è proprio così, penso che sto seguendo le orme di mia madre.

Finalmente Marco ha finito, come al solito mi guarda e mi dà due schiaffetti in faccia come si farebbe con un amico e ha sempre dipinto in volto un mezzo sorriso. Ci alziamo e a piedi proseguiamo la strada verso casa sua che dista qualche chilometro da qui. Il telefono squilla: è Roberto, ma non faccio in tempo a rispondere che Marco mi spegne il cellulare. <<Chi è questo Roberto?>>
<<Un amico della comitiva...>>
<<Ma quale comitiva? Questo Roberto te lo sei scopato, di' la verità!>>
<<No>>
<<Di' la verità>>
<<Non me lo sono scopato, è solo uno dei miei migliori amici>>.
Mi colpisce talmente forte il viso da farmi volare a terra, sento la guancia pulsarmi fortissima.
<<Tu sei solo una puttana, ecco perché ti preoccupi tanto dei tuoi amici! Te li sei fatti tutti, che schifo, e poi vieni a letto anche con me!>>.
<<Scusa Marco>>
Ci ricasco nuovamente, anche se sento che la gabbia mi sta sempre più stretta. Arriviamo in una zona affollata, c'è una mamma che tiene per la mano il figlio che gioca con una pallina, improvvisamente la perde per strada, lui lascia la mano della madre. Una macchina sta passando in quel momento, vado in suo aiuto, lo spingo via facendogli da scudo, caschiamo a terra ma per fortuna ce la caviamo solo con qualche graffio. La mamma mi viene incontro: <<Oh mio dio, grazie mille! State bene?>>
<<Sì, signora>>
<<Oddio come posso ringraziarti?>>
Marco mi guarda arrabbiato e sta per avvicinarsi a me.
<<Non si preoccupi>> dico alla madre e corro via, Marco mi insegue e quando sono abbastanza lontana mi fermo.
<<Ma sei impazzita? Volevi farti ammazzare per un bambino deficiente che non sa neanche camminare sul marciapiede?>>
<<Beh tutto questo tempo mi sto facendo ammazzare da un quasi trentenne che pensa che la violenza sia la miglior cosa per farsi capire>>
<<Eh? Ma che dici? Ti ho dato qualche schiaffo ma te lo meritavi>>
<<Ah, me lo meritavo? Allora tu ti meriti di essere solo come un cane perché non ci sto più a farmi trattare come una puttana perché voglio stare con i miei amici, e a ricevere schiaffi, e a fare sesso senza voglia. Sai, in tutto questo tempo ho provato a farti uscire fuori, a farti tornare quello che eri, quel ragazzo splendido che mi accarezzava invece di schiaffeggiarmi, ma vedo che non ce l'ho fatta, quindi con te ho chiuso!>>

<<Sai che non è così, che poi ritornerai, io sono quello che fa per te, non ti ricordo un po' tuo padre, eh? Anche lui menava la mammina no?>>Improvvisamente tutti gli schiaffi e calci che lei riceveva mi appaiono come se li stessi vivendo nuovamente. Prendo e continuo a correre, Marco è fermo e mi guarda da lontano, si gira e se ne va, io vado alla spiaggia. Mio padre aveva torto, ora lo so: non meritiamo di fare tutte questa fine, ci meritiamo di essere felici, io merito di essere felice perché ho sofferto, ed anche tanto. Forse è l'ora di sciogliersi i capelli, è il momento di mettersi gli occhiali, ma più tardi perché farò un bagno invece di annegare.

martedì 7 ottobre 2014

Keep smiling

Ciao gente! :)
Questa che sto per pubblicare è una "fantacanzone" che a volte mi diletto a comporre. Naturalmente, è tutta rigorosamente in inglese XD
In particolare, per questa ho tratto ispirazione da un bel sorriso.
Spero che vi piaccia! :)
Enjoy the scripture! ;)



Keep smiling

You can grow up without clothes,
Uncovered,
But the mistakes of your past,
Are going to slowly wrap you as it were their only purpose,
And your life becomes ruin,
Where you can sit.
But you can stand,
You can rebuild everything,
Enjoy your life,
Your life is only one,and it's only yours



[Chorus]
Smile and keep smiling,
Behind that wall there's the purest gold in the world,
Smile and keep smiling,
Even if you start to burn keep smiling



A falling star can't grant your desire,
She can't exclude the shit from your life:
Only the hands,
The brain,
Your heart,
Your power,
Make you strong,
A marked past is better than an invisible past,
It teaches you how to live



[Chorus]
Smile and keep smiling,
Behind that wall there's the purest gold in the world,
Smile and keep smiling even if you start to burn keep smiling



For all the shits that make you cry,
To whom kill you,
Show your ass and keep smiling,
Damn keep smiling

domenica 5 ottobre 2014

Psycho 2014

Spesso gli esseri umani hanno il vizio di paragonare le persone senza cuore a oggetti inanimati. Ma non sanno che invece può capitare che un oggetto inanimato abbia più cuore delle persone stesse.
Quell'avida tettona bionda di cui mi ero follemente innamorato perché tutte le sere si lavava sotto il mio scroscio d'acqua, non aveva nessun rispetto per me. Come sua doccia conoscevo a memoria ogni singola parte del suo corpo, dai suoi capelli mossi e biondi che passava almeno due volte con lo shampoo e tre con il balsamo, a quelle sue tette rifatte dal padre chirurgo plastico, e soprattutto quella sua vagina che da tre mesi a questa parte prostrava ogni giorno ad un uomo diverso. Io non ne potevo più di avere una cavernicola assetata di sesso al mio cospetto, le sue urla mi facevano passare la voglia di continuare a funzionare, avrei preferito arrugginire pur di non sentire più quella sua voce. Lei doveva essere mia e solo mia, ma questo non l'aveva capito, così una sera decisi di mettere le cose in chiaro. Entrò nel bagno e come spesso capitava, cantava <Like a virgin> di Madonna, ma lei di vergine non aveva neanche il segno zodiacale. Si spogliò, mi regolò sull'acqua calda e alzò la manopola, ma io bloccai lo scroscio d'acqua. "Mi dispiace ma stasera niente bagno", le mormorai. "Che cosa? Chi è che parla?". "La tua doccia cara mia". Rimase un attimo perplessa, ma capì subito quello che stava succedendo. "Che cosa vuoi da me? Fai scendere immediatamente l'acqua sennò...", "Sennò che?" le risposi, "chiami l'idraulico così ti fai pure lui, puttana da quattro soldi che non sei altro?". Iniziavo a intravedere un velo di paura nei suoi occhi. "Come ti permetti, oggetto insolente che non sei altro, di darmi della puttana?". "Ah, perché forse non è vero che tutte le sere scopi con un uomo diverso davanti a me? Stavo proprio aspettando di beccarti da sola per fartela pagare". "Ma pagare di cosa? Tu hai solo una funzione: quella di lavarmi". "No, io avrei anche potuto amarti, avremmo potuto fare l'amore, ti sarei passato in mezzo alle gambe e ti avrei fatto godere più di qualsiasi altro uomo con l'uccello lungo due metri". "Tu non sei il mio uomo, io non posso innamorarmi di te né tu di me, non avremmo mai fatto l'amore, anzi domani ti riporto subito da chi ti ho comprato così non sentirò più queste stronzate, e adesso esco che ho freddo". "No, tu non vai da nessuna parte perché io ti uccido qui dentro, lurida vacca che non sei altro". La strangolai di netto e lei cadde a terra morta, la fissai per un po' per vedere se le tette rifatte si sarebbero sgonfiate, ma non succedesse niente. Adesso che lei non c'era più mi ero tolto un peso, ma mi mancava perché alla fine la amavo. Provai a togliermi la vita anche io cercando di annodarmi, sbattere contro il muro ma niente, alla fine aveva ragione: ero solo un oggetto. Adesso mi trovo qui con la sua sagoma sotto di me e una striscia bianca e rossa che mi passa attorno. E fortunatamente nessuno avrebbe mai dato la colpa a una doccia, ma mi sarebbe piaciuto allo stesso tempo essere davanti ai riflettori come l'altra famosa doccia, vabbé ma quella è un'altra storia. Quella era Psycho, ma ora siamo nel 2014...

Piccola presentazione - Parte 1


Ciao a tutti!

In questo blog, se sarà di vostro gradimento, potrete leggere i miei racconti e altri miei lavori di scrittura. Mi auguro che vi piacciano, ma accetto ogni tipo di commento, anche di critica, sperando di poter crescere in questo bellissimo mondo delle parole.
Potrete farmi domande sul perché di certi racconti o del perché ho chiamato il mio blog "November rain" XD
Per adesso non riesco a dirvi altro perché nutro un certo tipo di vergogna virtuale che piano piano sbloccherò se voi sarete così carini da darmi spago.
Per ringraziarvi dell'attenzione, pubblicherò un breve racconto su una traccia che mi è stata data quando ho frequentato la scuola di scrittura Omero a Roma e mi è venuto fuori un mezzo horror.
Buona lettura!
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