venerdì 20 marzo 2015

Diario di uno sfigato - Puntata sei

Puntata arrivata! :)
Forse forse ho già una mezza idea per la prossima... Ma non prometto niente, non lo so! >.<
Buona lettura! :D



So che t'importa
Caro diario, lunedì pomeriggio ci siamo presentati a casa del figlio dell'uomo saggio: quello di sabato sera.

Inizialmente però l'anziano aveva fatto finta di non riconoscermi:
<<Pronto?>>
<<Sì, signor... Ehm... Sono Luca, il ragazzo di sabato>>
<<Luca? Scusa ma non ricordo...>>
<<Sì, sabato sera ci siamo messi a chiacchierare seduti su una panchina e lei mi ha detto che suo figlio conosce mio padre>>
<<Scusami ma io non ho un figlio, mi dispiace>>
<<Senta, per piacere, io...>>
<<No davvero: io non ho figli... Devi esserti sbagliato>>
<<Senta: riconosco la sua voce, ora basta. Non mi prenda in giro: ho parlato con mia madre e la storia del militare è vera. Vuole tirarsi indietro? Vuole forse tirarsi indietro perché ha paura di vedere suo figlio...? Ma non si vergogna? Fa promesse e poi non le mantiene, cazzo! Ho bisogno di una mano e solo lei me la può dare>>
Un attimo di silenzio tagliente aveva interrotto il nostro dialogo, ma poi l'uomo aveva risposto.
<<E va bene... Scusami, hai ragione: sono un vigliacco e dovrei vergognarmi. Certo che mi ricordo di te, Luca, e ti porterò da mio figlio oggi>>
<<Grazie, e scusi la reazione ma la situazione è delicata e sembrava che a lei non importasse più niente>>
<<Sì che mi importa, e poi è anche per me: non lo vedo da anni, il mio ragazzo, o quello che ne è rimasto... Comunque vediamoci oggi alle tre alla "solita" panchina>>
<<OK, va bene... Senta, ce l'ha lei un nome? No, perché, sa...>>
<<Mi chiamo Mario>>
<<Ah, bene. Allora a dopo, Mario>>

Entrambi fummo puntuali, anche se lui arrivò qualche minuto prima di me.
Se ne stava lì seduto con le mani giunte, come se pregasse: con gli occhioni gonfi, ricoperti da occhiali spessi come tappi di bottiglia, niente cappello e solo pochi peli in testa; sembrava essere rimasto fermo in quella posizione tutta la notte.
<<Salve Mario>>
<<Ciao Luca. Senti: io non so che mi sia preso prima, spero tu ti possa ancora fidare di me...>>
<<Mi devo fidare per forza, e poi ormai è acqua passata. So che prova vergogna e paura, perciò la ringrazio di fare questo per me, alla fine mi ha conosciuto solo sabato per un'ora...>>
<<Sì, ma sento che sei un bravo ragazzo e meriti delle risposte. Ed ora andiamo da mio figlio: abita nel bosco>>
"Nel bosco?", pensai. Ebbi un flash: un uomo senza una gamba, che ogni tanto usciva da una piccola casa fatta di legno e poco altro, per fumare. Io e Andrea lo notavamo sempre quando sbucava. Facemmo una bella passeggiata, finché non arrivammo.
<<Tutto bene? Vedo che hai il fiatone...>>
<<Sì, è che questa ansia mi sta uccidendo>>
<<Lo so, anche a me>>
<<Bene, Luca, ci sono...>>
Lentamente Mario con la mando destra bussò alla porta, mentre con la sinistra si grattò violentemente la testa.
<<Chi è?>>
Mario improvvisamente sobbalzò.
<<Francesco, sono papà>>
<<Chi?>>
<<Francesco, sono tuo padre>>
<<Cosa?>>
Sentii un rumore di stampelle avvicinarsi con tranquillità, fino a quando la porta non si aprì.
<<Che cazzo ci fai qui?>>
Notai subito le sue braccia enormi: dovute alla sua vecchia vita da militare e ad una altrettanto nuova vita con le stampelle. Aveva tatuato un'ancora alla Braccio di Ferro sul braccio destro, con sotto una 'M', non era molto alto, aveva un cespuglio di capelli marroni scuro tendenti al nero sulla testa ed un tic fortissimo agli occhi: non lo avevo mai visto così da vicino.
<<Copriti che fa freddo, Fra'>>
<<Ma che cosa vuoi? Sei venuto qui per dirmi di coprirmi?>>
Mario gli si era avvicinato per abbracciarlo, ma Francesco lo aveva bloccato con la stampella come se quella che aveva davanti non fosse stato suo padre ma un perfetto estraneo.
<<Ti ho chiesto cosa vuoi... Perché sei qui?>>
<<Per lui>>
<<E chi è questo bambino? Ti sei accoppiato con qualcuno? Chi sarebbe, il mio fratellastro? Alla tua età, certo, potevi stare attento>>
<<A parte che non è un bambino, ha diciotto anni, e se lo guardi bene sono certo che ci riconoscerai qualcuno che conosci, ma non me>>
<<Allora: non mi assomiglia, quindi non è mio figlio, anche perché sarebbe un po' impossibile; e vedo che non assomiglia neanche a te, per fortuna>>
<<Falla finita e guardalo meglio, cavolo... Non ti ricorda nessuno? Guardalo negli occhi...>>
Mi stava fissando, e con questo tic così forte mi aveva fatto salire l'ansia: sembrava una bomba pronta ad esplodere. Fino a quando i suoi occhi si sono fermati ed è stato colto da un'illuminazione:
<<No! Ahah, non mi dire! Stefano!>>
<<Esatto, bravo figlio mio>>
<<Bene, cosa ho vinto? Una gamba nuova?>>
<<Francesco, c'è la protesi: perché non vuoi metterla?>>
<<Perché non è fatta di carne, preferisco stare senza. Epoi non devo dare spiegazioni a te. Comunque, entrate>>
Quella casa sembrava uno sgabuzzino: c'era solo una piccola finestra, un fornellino per cucinare, tanto buio e scatoloni pieni di giornali e libri sparsi ovunque.
<<Sedetevi>>
<<E dove, figliolo?>>
<<Sopra il tappeto sotto i vostri piedi, altrimenti fate come vi pare>>
<<No, qui va bene>>
<<Aspetta che mi siedo anch'io... Allora, tu ce l'hai la lingua o no? Come ti chiami?>>
<<Luca, piacere>>
<<Bene, ed immagino tu voglia sapere che fine ha fatto tuo padre, giusto?>>
<<Sì, in un certo senso....>>
<<Beh, io non lo so: è da più di tre anni che non lo vedo>>
<<Ah...>>
<<Ma se ti interessa ha una moglie ed una bambina: peccato non un bambino...>>
<<Francesco!>>
<<Birra ragazzo? Cosa c'è papà, non pensavi fossi un pedofilo quando ti confessai il mio segreto?>>
<<Una birra va benissimo, grazie>>
<<Ma ragazzi, sono appena le 3 30 del pomeriggio>>
<<Non importa, papà, stai calmo. Arrivo subito>>
"Bene", pensai, "Adesso mi ritrovo con una matrigna ed una sorellastra, così, da un giorno ad un altro. Ed io che per diciott'anni - quasi diciannove - della mia vita ho sempre pensato di essere figlio unico: sono stato proprio un coglione"
<<Comunque, mi dispiace ma non so altro. So solo della moglie e del figlio.,.. Tieni ragazzo>>
<<Grazie>>
<<"Figlio"? Ma non era "figlia"?>>
<<Ah sì, giusto, Mario>>
<<Ora basta Francesco, non riportare a galla certe cose affogate tanto tempo fa>>
<<Oh, ma che poeta! Senti: che ti ha detto mio padre su di me? Ti ha raccontato la storiella del bravo ragazzo che dopo aver perso una gamba in guerra è diventato stronzo con se stesso e con gli altri?>>
<<Sì, una cosa del genere... Comunque scusa, ma ora sono troppo sconvolto per parlare...>>
<<Hai ragione... Bevi, ragazzo: ti farà bene. Comunque vedi, non ti ha raccontato tutto: non ti ha detto che sono gay e che quando gliel'ho confessato ha pensato che andassi in giro a molestare bambini... Idiota>>
<<Davvero?>>
<<Sì>>
<<Ahahahahah! Oh mio dio, scusa Francesco! Ahahahah>>
<<Sì, vedì: è questa la mia reazione interna adesso, ma prima avrei voluto ucciderlo>>
<<Oh mamma, scusa! Ho appena preso due sorsi di birra e hanno già fatto il loro effetto>>
<<Ho sbagliato, lo so. Ero solo un povero mentecatto, cresciuto con una madre estremamente bigotta, e perciò ho assimilato tutti i pregiudizi e le dicerie di questo mondo>>
<<Già, Anna Agata: che donna terribile>>
<<Ma sai quanto mi ero affezionato a Mirko: era come un figlio per me>>
Non so come sia stato possibile, ma Francesco fece un salto enorme e si catapultò addosso a suo padre.
<<Non nominarlo, non nominarlo più, bastardo! Tu lo odiavi: l'hai conosciuto per quanto, tre giorni? E poi?>>
<<Basta, ragazzi!>>
Riuscii a staccarlo da suo padre ma solo perché non voleva fargli realmente del male.
<<Come ti permetti? Come ti permetti di mettere le mani addosso a tuo padre!?>>
<<Stai zitto, che ti ho toccato a mala pena, cazzo! Tu sai che non devi fare il suo nome, mai... Ora vattene>>
<<Sono qui per il ragazzo, pensa a lui adesso>>
<<Non posso aiutarlo, mi dispiace... Anche se... Aspetta, segnati questo numero, Luca>>
<<Sì>>
<<0681/32835. Ho sempre avuto un enorme memoria per i numeri, ma per sfortuna anche per altre cose. Questo era, o è, il suo numero di casa, di quando abitava a Roma>>
<<OK, grazie>>
<<Buona fortuna Luca, e... Ora andate>>
<<Aspetta Franci, ma non lo capisci? Questo è un miracolo: questo ragazzo è un miracolo. ci ha dato l'occasione di reincontrarci, possiamo cominciare da capo>>
<<Mi raccomando: salutami tuo padre. Tu puoi ancora recuperare con lui, io non più>>
<<Ma non hai sentito cosa ti ho detto? Non ti importa proprio niente di me? Io invece so che ti importa, e dentro, nel tuo cuore, io so che ti importa>>
<<No, ormai è troppo tardi: non mi importa più niente invece. Ti ho voluto bene, sei sempre stato il mio punto di riferimento, la mia casa, il mio tutto, ma hai sbagliato troppe volte, davvro. Tu dovevi accettarmi prima per quello che sono, non adesso, non dopo tutto quello che è successo... Ora vattene, per piacere: è l'ultima cosa che ti chiedo>>
<<Credevo che certe cose l'avessimo superate, ma non è così: non è stata la guerra a cambiarti, l'avevo già fatto io tempo prima. Perciò, se adesso vuoi che me ne vada, me ne andrò>>
Uscimmo da quella porta con qualcosa in più per me e qualcosa in meno per lui: era straziato e senza speranza. Non disse una parola per tutto il tragitto e ad un certo punto le nostre strade si divisero silenziosamente. Mi sentivo zoppicante ma pieno di forze allo stesso tempo.

Oggi è giovedì ed ancora non ho avuto il coraggio di fare quel numero, ma lo farò presto perché non voglio fare la fine di Mario e suo figlio. Anche se, dopo tutto, e anche se non conosco completamente la loro storia, credo che a Francesco qualcosa ancora importi... Come spero importi a mio padre...
Alla prossima, diario.

lunedì 16 marzo 2015

Beautiful melody

La prossima puntata del "diario" sta arrivando, ma nel frattempo...
Altra canzone pronta! :) Troverò mai qualcuno che le canti per me? >.<
Buona lettura! :)


Beautiful melody

Play the piano for me,
For me and for all the souls victims of this life,
Move your fingers like nobody else,
For all the guys without a dream,
Without a home.
Don't be shy to shine,
Do it for all the struggling people behind these broken smiles,
Be the instrument for all the kids without legs to run and
Without the hands to collect a flower,
'Cause you can, you are the only one who can...

[Chorus]
Just for the love, just for the peace, just for you and me: please don't close your eyes, don't close your eyes,
'Cause some things really exist... So please keep playing this beautiful melody, keep playing this beautiful melody, this beautiful melody...

Sing this song for me,
For me and for all the screams behind those quiet voices,
Let your voice shine and bright our dark night,
Sing your pain and cradle all this empty body without the strength to be strong,
Be the instrument for the kids who will know only tears in their life,
And destroy the war, destroy the war only for once...
'Cause you can, I know you can do it

[Chorus (2)]
Just for the love, just for the peace, just for you and me: please don't close your eyes, don't close your eyes,
'Cause some things really exist... So please keep singing this beautiful melody, keep singing this beautiful melody, this beautiful melody...

So just play, so just sing,
'Cause this is your beautiful gift,
For me, for us, for you,
And for all the people buried in an ocean full of tears...

[Chorus (3)]
Just for the love, just for the peace, just for you and me: please don't close your eyes, don't close your eyes,
'Cause some things really exist... So please keep playing this beautiful melody, keep singing this beautiful melody, this beautiful melody...

giovedì 12 marzo 2015

Angel

Good evening!
This is a tribute for our beautiful angels..... :)
Enjoy the lyrics! ;)


Angel

Life is a tragedy but you look after all my hurts,
Life is a song and you are my most amazing song,
Life is a dream and you was in my sleeps every single night,
Life is a tear that you drained on my face
When I was too much sad...
Sky is full of stars but you are the only one for me,
So, life is just a memory of your smile and you are an angel right now... And

[Chorus]
You are my angel when I want to fly, every single day and every single night, I will be with you by my side,
Just with your wings, just with your soul, you'll make me feel alive when I will be dead inside, inside

Life is a joke and you was my laugh,
Life is desperation and you are the arms around my body to keep me safe,
Life is like winter sometimes and you are my cover when it's too cold outside,
Life is a nightmare when you don't live, but I lived with you a cool dream,
Life is a bitch, but you gave only love, only love...
So, you was like an angel for me...

[Chorus]
You are my angel when I want to fly, every single day and every single night, I will be with you by my side,
Just with your wings, just with your soul, you'll make me feel alive when I will be dead inside, inside

Sky is full of angels like you that fly away from here, 'cause this earth is full of the blood you carry away with your beautiful wings

[Chorus]
You are my angel when I want to fly, every single day and every single night, I will be with you by my side,
Just with your wings, just with your soul, you'll make me feel alive when I will be dead inside, inside

You make me feel alive when I'm dead inside, inside

venerdì 6 marzo 2015

Diario di uno sfigato - Puntata cinque

Buone nuove per Luca!
Enjoy the script ;)


Niente è perduto
Caro diario, sabato sera Valentina mi ha dato buca per andare a cena da sua nonna ma, per fortuna, ho avuto la voglia di uscire lo stesso. Mi sono fatto una passeggiata per il corso e poi mi sono recato alla solita panchina: quella davanti al ristorante dove lavoravo/lavoro. A sedere proprio al centro di essa c'era un signore: sembrava avesse una settantina d'anni, aveva la barba bianca e un cappello di lana sulla testa, e non sembrava avere molti capelli lì sotto.
<<Ehi ragazzo, siediti pure: questo posto è abbastanza grande per tutti e due>>
Era difficile a dirsi, vista la sua stazza, ma quell'uomo mi ispirava tranquillità. Così mi sedetti su lato destro della panchina.
<<Come mai da solo di sabato sera?>>
<<Beh, la ragazza con cui dovevo uscire ha avuto un imprevisto...>>
<<La tua fidanzata?>>
<<No, noi non siamo così intimi>>
<<Però ti piace>>
<<No>>
<<Neanche un po'?>>
<<No, anche se la trovo molto carina>>
<<Scusa ragazzo, ma vivo da solo e quando vedo una persona giovane come te non riesco a non parlarle... Ho dei nipoti che avranno su per giù la tua età, ma abitano lontano. Quanti anni hai? Venti?>>
<<No, devo compierne diciannove>>
<<Ah, loro ne hanno.. Beh, allora... Marco ne ha 21, o Fabio?.. Oddio, non mi ricordo mai! Comunque uno ne ha ventuno da compiere e l'altro ventitré già compiuti.. Ah, che bello essere giovani!>>
<<Non sempre, dipende dai momenti...>>
<<Hai perso qualcuno, ragazzo?>>
Quell'uomo mi spaventava: sembrava mi leggesse nel pensiero, ed io non riuscivo a non essere sincero con lui.
<<Sì, più di una volta direi..Comunque, come fa a saperlo?>>
<<Lo so e basta: ho tanti anni in più di te e molta, molta esperienza. Io certe cose le sento.. Sai, capisco cosa stai passando.. Lo so, è brutto per chi rimane. Forse sta anche peggio di chi se ne va>>
<<Già>>
<<Sai, ho due figli: una è la madre dei ragazzi che ti ho citato prima, e l'altro invece era un soldato>>
<<Ora non lo è più?>>
<<No, vedi... Avvicinati ragazzo... Tanto ormai siamo amici no?>>
<<Sì, mi scusi>>
<<Bene, vedi.. Dopo l'undici settembre, come tanti altri europei ed americani, mio figlio è partito per l'Iraq. E' tornato vivo per fortuna, ma non so nemmeno quanta ne abbia avuta realmente, visto che è tornato senza una gamba, ma soprattutto senza la sua anima... Dopo la guerra non era più il ragazzo che avevo cresciuto: così solare che non si faceva abbattere da niente e da nessuno e per nessuna ragione al mondo. "Non bisogna mai arrendersi,  non bisogna mai arrendersi, papà", me lo ripeteva tutti i giorni... Ma poi la guerra me l'ha portato via, e alla fine si è arreso...>>
<<Mi dispiace veramente tanto>>
<<Esistono tanti modi per perdere una persona, ed ognuna di questi ha l'inevitabile conseguensa di farci soffrire>>
<<Lo credo anch'io>>
Sembrava veramente un uomo saggio e ferito come qualsiasi padre che rimpiange il proprio figlio. E ho capito che siamo in tanti a soffrire per davvero...
<<C'e l'hai una sigaretta, ragazzo?>>
<<Sì, tenga>>
<<Oh, quant'è che non ne fumo una, ho smesso da anni! Ma a volte mi richiede... Posso darti un consiglio, figliolo?>>
<<Sì, faccia pure>>
<<Bene: non perdere tempo con quella ragazza. Sai, prima quando ne hai parlato per quel piccolo frangente di tempo, ho capito subito che non è una semplice amicizia per te. E forse, chissà, neanche per lei... Perché chiamarla ragazza e non amica? Dai figliolo, fai un passo avanti e provaci un po' di più con lei, no?>>
<<Sì, ma è difficile, ho paura della sua reazione>>
<<Sì, questo è vero, ma non puoi rimanere con il dubbio: meglio una porta chiusa in faccia ora che tra vent'anni. Sei ancora giovane, ed anche tra vent'anni lo sarai, solo che allora potrà essere più difficile>>
Ogni parola scambiata con quell'uomo faceva crescere di secondo in secondo la mia autostima.
<<Sì, perché no? Ci proverò, e vediamo un po' cosa accadrà>>
<<Bene, bravo.. Sai ragazzo, più ti guardo e più mi ricordi qualcuno: il modo di parlare e forse gli occhi... I tuoi sono di qui?>>
<<Mia madre sì, mio padre anche, lo era, o lo è, non so...>>
<<E perché non lo sai?>>
<<Se ne è andato che ero piccolo e non ne conosco il motivo>>
Un bagliore illuminò il suo viso.
<<Oh mio dio, ragazzo!>>
<<No, non si preoccupi: ormai è tanto che ci convivo, perciò...>>
<<No, non intendevo questo.. Potresti dirmi il tuo nome?>>
<<Mi chiamo Luca, Luca Pari>>
<<Luca Pari? Oddio, per caso tuo padre si chiama Stefano?>>
<<Aspetti... Sì, almeno è quello che mia madre mi ha sempre detto.. Come fa a saperlo?>>
Pensai: "Eccolo, è arrivato il mago che dice un nome qualsiasi e guarda caso dice proprio quello di mio padre".
<<Tuo padre ha i tuoi stessi occhi, grandi e celesti, e portava un paio di baffi neri. Lo sai questo?>>
Sentii come una mano stringermi forte il cuore ed un ago trapassarmi il cervello: quello che stava descrivendo era l'uomo che avevo visto nelle mie "allucinazioni", quello che mi ha chiesto scusa e quello che portava per la mano Andrea.
<<Non lo so, io ho avuto qualche volta delle specie di allucinazioni dove ho visto un uomo così e...>>
<<Allucinazioni hai detto? Stefano ne ha parlato più di una volta con mio figlio: una volta l'ha scambiato per un gufo, ha visto la sua testa girare. Loro sono partiti per l'Iraq insieme, e tranquillo: anche lui è tornato>>
Gufi? Allora era vero: quell'uomo non mentiva!
<<Sì, ma non è tornato da me! E poi perché, perché... E anche mia madre non mi ha mai detto niente... Devo andare>>
<<Forse l'ha fatto per difenderti..>>
<<Da cosa? Dai miei diritti?>>
<<Senti ragazzo: se riuscissi a contattare mio figlio forse potremmo provare a cercarlo...>>
<<Mi lasci il suo numero di telefono: la chiamerò, promesso>>
<<Sì, Luca: 3313399555>>
<<Grazie, a presto>>
Corsi a casa per parlare con mia madre: quell'uomo non mentiva, sapeva troppe cose.
La costrinsi a parlare e mi disse che mio padre era davvero un militare, e che quando avevo cinque anni non fu l'ultima volta che lo vidi: tornò poco prima di partire per l'Iraq, quando avevo all'incirca otto anni, ma io questo non me lo ricordo... Forse il mio cervello ha voluto rimuoverlo. Non ce l'ho con mia madre per non avermelo detto, perché alla fine è vero che ha voluto solo proteggermi. E, militare o no, se ne era andato molto prima per un'altra. Adesso però so chi è, so che è vivo, ed ho l'opportunità di incontrarlo, magari... E, a dire la verità, non vedo l'ora!
Alla prossima, diario
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