Spero vi piaccia! :) Commentate se avete da dire qualcosa! ;)
Buona lettura :)
Tutto quello che resta
La conobbi al supermercato e tutto ebbe inizio.
Mi trovavo nel reparto surgelati, quando mi sentii chiamare:
<<Ehi, scusa>>
<<Sì?>>
<<Perdonami la domanda, ma sai mica se qui vendono gli apriscatole?>>
<<Beh, frequento questo posto da anni e non ne ho mai visto uno qui>>
<<Porca miseria! E' possibile che in tutti gli Stati Uniti d' America non si riesca a trovare un apriscatole? E' il quinto negozio, questo, che giro.. Accidenti! Forse dovrei finire di mangiare roba in scatola ed imparare a cucinare..Oh, scusami, ho parlato troppo!>>
<<No, no, era un monologo interessante. Sai, io ho la fortuna di essere di origini italiane e quindi mia nonna mi ha trasmesso la passione per la cucina, sennò a quest' ora forse anche io starei cercando un apriscatole>>
<<Eh già..Comunque io sono Jennifer, piacere>>
<<Tobias, piacere, ma tutti mi chiamato Toby>>
<<Beh, grazie lo stesso Toby>>
Una bella ragazza, formosamente autentica, con i capelli lunghi, castano scuri e mossi lungo le spalle, con gli occhi chiari: di quelli che non noti subito, di quelli che prima ti chiedi "Ma di che colore sono realmente?".
<<Jennifer, sicura che non ti serva altro? E' tantissimo che vengo qui, veramente>>
<<Beh, sì, qualcosa mi servirebbe, ma non vendono neanche quello qui, purtroppo>>
<<Ciao, Jennifer>>
Mentre camminava, le cascò dalla tasca la carta di credito. La raccolsi, ma non gliela diedi subito.
<<Oh mio Dio, la mia carta! Devo averla persa! Cavolo, ho solo due dollari in contanti..>>
<<Mi spiace signora, se non può pagare allora...>>
<<Ehi Jennifer, ecco la tua carta di credito: ti è cascata dai pantaloni. Avrei voluto dartela subito, ma sei corsa via e poi dovevo ancora scegliere tra il baccalà o dello strano pesce di cui non so il nome..Comunque che ci fai in giro con in tasca la carta di credito? Vuoi farti uccidere per caso? Hai un portafoglio?>>
<<Sì, ce l'ho, ma andavo di fretta e.. Aspetta! Scusa, ma a malapena ci conosciamo, ti ho chiesto un apriscatole, nient'altro>>
<<Scusate, ma mi si intasa la fila..>>
<<Sì, ci scusi>>
<<Beh, forse ho qualcosa che cerchi, anzi: ho sicuramente quel che cerchi>>
<<Ma che cosa vuoi, sei un pervertito? Guarda che chiamo la polizia>>
<<No, dai.. Guardi, metta anche questo in fila, solo che lo pago in contanti. Alla fine ho scelto il baccalà; a te piace il baccalà?>>
<<C'è di meglio>>
<<Già.. Arrivederci e buona giornata..Ti aspetto fuori>>
Ero troppo curioso, mi attraeva quella ragazza.
<<Ho fatto la spesa; non ho trovato l'apriscatole, ma è uguale, Toby, o come ti chiami>>
<<Senti, se cambi idea e ti va di vedermi, ecco il mio numero. Ah, e solo per te ci ho scritto qualche secondo fa il mio indirizzo>>
<<Hai un biglietto da visita?>>
<<Sì, faccio l'idraulico per conto di me stesso, ciao>>
<<Ciao>>
Ero convinto che mi avrebbe almeno richiamato: si sentiva e si vedeva che aveva voglia di sesso.
Passarono tre ore e..
<<Pronto?>>
<<Ciao, sono Jennifer>>
<<Ah, certo, "Miss Apriscatole"...Tre ore? Volevi farmi invecchiare?>>
<<Cavolo, non so come lo sai, ma sai di cosa ho bisogno. Sto venendo..>>
<<Vedrai dopo, allora.. A tra poco Jennifer>>
Dieci minuti per arrivare e cinque minuti per spogliarsi.
<<Oh sì, Toby! Menomale che non ho trovato quell'apriscatole prima e che ho incontrato te invece che un vecchio panzone>>
<<Sei messa proprio male eh?>>
<<Sì..Ah.. Continua...Uh!>>
Sesso come quello non capitava a nessuno dei due da una vita, perciò continuammo a vederci.
<<Mio Dio, Toby! L'altra volta abbiamo quasi sfondato il letto, dovremmo andarci più piano>>
<<E' veramente quello che vuoi?>>
<<No..>>
<<Allora zitta e non preoccuparti>>
Passò un mese: conoscevamo perfettamente cosa ci piaceva durante il rapporto e cosa ci faceva estasiare; ma -come può capitare- il sesso spesso si trasforma in qualcos'altro...
<<Devo andare ora, Toby>>
<<Perché non rimani a cena stasera?>>
<<No, mi dispiace: devo dare da mangiare al gatto>>
<<E' un gatto: può procurarselo anche da solo, il cibo>>
<<No, il mio micetto non è un assassino, è un gatto di casa, non rompere>>
<<No, è che mi sento solo quando te ne vai, la sera..>>
<<Beh sì, certo: tu ci vivi da solo>>
<<Credo di essermi innamorato di te...>>
<<Cosa? Della mia fica, forse..>>
<<No, di te come persona. E' bello perché parliamo spesso quando finiamo di fare sesso, e forse è per quello che mi sono innamorato; poi non so..>>
<<E' solo un momento, poi ti passerà>>
<<Bene, ascolta: se ora esci da quella porta vuol dire che per te è solo sesso: allora puoi anche non tornare più; sennò rimani e vorrà dire che anche tu provi qualcosa>>
Ricordo ancora come si toccò dapprima i capelli, poi si mise la mano davanti la bocca e ancora con entrambi le mani continuò a toccarsi i capelli, mentre sembrava impazzire. Fece avanti e indietro, poi sedette accanto a me, mi baciò sulle labbra e si sdraiò:
<<Rimango>>
Un paio di mesi dopo prese il gatto e si stabilì da me. La cosa più divertente dei nostri momenti era fare la spesa: lei non faceva altro che comprare barrette di cioccolato. "Per il ciclo" diceva, ma in realtà le mangiava assiduamente, con o senza quello.
Passò un anno e ci sposammo.Un matrimonio repentino ma voluto.
Tutto procedeva alla grande, il miglior matrimonio fatto in un batter di ciglio di sempre, fino a quando una telefonata cambiò tutto:
<<Pronto?>>
<<Sì, è il signor Tobias Neri?>>
<<Sì, chi è?>>
<<Polizia, chiamo per il conto di sua moglie>>
<<Oh mio Dio, cos'è successo?>>
<<L'hanno rapinata, venga subito in centrale>>
Neanche il tempo di riattaccare, che corsi più forte che potevo alla macchina, anche se mi sembrava di andare a rallentatore.
Arrivato, mi portarono subito da lei. Era seduta immobile, con lo sguardo fisso perso nel vuoto: sembra come di pietra. Mi avvicinai e le porsi la mano, ma lei la evitò.
<<Abbiamo preso i ladri, erano in due, e anche la borsa>>
<<Grazie..Oddio, non l'ho mai vista così>>
<<La porti a casa e stia certo che poi si riprenderà>>
Provai nuovamente a prenderle la mano, ma lei continuò ad evitarmi.
Guidavo, ma mi sentivo teso. Lei non si muoveva, continuava a stare ferma; era persa, persa in qualcosa e non aveva ancora aperto bocca.
<<Dai amore, alla fine poteva andare peggio.. Li hanno presi e ti hanno ridato la borsa>>
<<Poteva andare peggio?>>
<<Sì, certo: al peggio non c'è mai fine, ma tu sei stata fortunata>>
<<Fortunata?>>
<<Ora basta>>
Accostai ad una piazzola deserta vicina alla strada:
<<Ora mi racconti cos'è successo, sennò non ci torniamo più a casa, capito? Rimaniamo qui>>
<<Vuoi proprio saperlo?>>
<<Sì che voglio, sì>>
<<Bene. Stavo tornando da lavoro, avevo finito prima, ed ero quasi a casa, quando un ragazzo di circa vent'anni mi ha chiesto l'ora. Io mi sono fermata ed un altro da dietro mi ha preso per un braccio, trascinandomi con forza in un garage. Il giovane stava a guardare, mentre l'altro, cinquantenne senza un dente davanti, con il suo alito colmo di vino e birra, mi leccava il collo, mi tirava i capelli, e poi ha continuato mettendomi una mano nelle mutande e..>>
<<Basta, basta, basta, ti prego!>>
<<Ora possiamo andare a casa?>>
<<Perché non lo hai detto alla polizia?>>
<<Perché non cambierebbe niente; fortunatamente si è fermato prima di..>>
<<Basta, ora andiamo>>
Guidai verso casa ma non so come ci arrivai, la mia testa era da tutt'altra parte.
Violentata vicino casa da un ubriacone...
Arrivati, Jennifer non emise un suono e si diresse in camera da letto chiudendo la porta a chiave. Io mi gettai sul divano e mi addormentai di chiocco, come se dovessi riprendermi da una brutta malattia. La mattina dopo ancora non avevo ben capito cosa fosse successo realmente, ma decisi di prepararle la colazione e di portargliela a letto.
<<Amore? Jen, apri, ho fatto la colazione. Posso entrare..? Jen, cazzo, apri!>>
Rimasi fuori cinque minuti, poi finalmente aprì la porta.
<<Che cazzo vuoi?>>
<<Jen, ma che cazzo hai fatto ai capelli?>>
<<Li ho tagliati corti corti stanotte. Cos'è, non ti piacciono?>>
<<Sinceramente? No>>
<<Beh, se li vuoi li ho conservati in un sacchetto>>
<<Hai anche bevuto per caso?>>
<<Sì. Stanotte mi sono alzata, tu dormivi come un ghiro, -beh, d'altronde non è te che hanno violentato- ho preso una bottiglia di vino e l'ho messa accanto al letto, ok?>>
<<Jen, non è così che ti riprenderai..Pensi che bere sia la soluzione migliore? Esci dalla stanza, fatti una doccia e va' a lavorare, o sennò usciamo solo io e te>>
<<Ma tu chi ti credi di essere? Tu non sai come mi sento, tu non sai stanotte gli incubi che ho avuto, tu non sai proprio niente, niente né di me né di te... Ma chi sei? Un idraulico, uno psicologo, o un maniaco anche tu?>>
<<Io vado. Tu riprenditi, mi raccomando>>
Mi avviai verso il nostro supermercato ma non era la stessa cosa: spingere quel carrello senza che lei mi parlasse assiduamente nell'orecchio, senza qualcuno che mi dicesse "Compriamo quello o quell'altro", senza qualcuno che volesse a tutti i costi del cioccolato. Già sapevo che Jennifer non era più la Jennifer dell'apriscatole, già sapevo che sarebbe stato difficile farla tornare. Provai comunque a comprare un po' di barrette: le presi al latte, alla nocciola, al cioccolato fondente, per provare anche solo per un attimo a farle tornare il sorriso. Tornai a casa, ma..
<<Jen, ho comprato la cioccolata: ne vuoi un po'?>>
<<Cioccolata?>>
<<Sì dai, alzati dal letto>>
<<Tu pensi che della stupida cioccolata possa farmi star meglio?>>
<<No, ma può aiutarti, dai..>>
<<Vattene Toby, fammi stare da sola, ti prego: non voglio parlare, non voglio mangiare. Vattene ora>>
<<No, non me ne vado, non me ne vado finché non esci da questa stanza: la nostra stanza>>
Si alzò velocemente e con gli occhi che le uscivano dalle orbite mi aggredì violentemente, provando a spingermi via.
<<Ora basta, vattene ti ho detto, vattene o ti uccido, capito?! Non ti voglio qui accanto a me! Ho bisogno di stare da sola, cazzo, da sola!>>
Mi sbattè la porta in faccia e io non potei far altro che lasciarla stare.
I giorni passavano lentamente e lei non si riprendeva, anzi la situazione peggiorava. Era vuota: piangeva e rideva da sola in quel letto, sembrava impazzire. Urlava durante la notte, ma teneva la porta chiusa a chiave e io non potevo entrare, non potevo fare niente. Continuavo a dormire sul divano. Era tutto così morto: proprio come lei.
Un giorno tornai da lavoro e la trovai in piedi in cucina a bere vino, quello che in genere usavo per cucinare.
<<Jennifer, ma che fai? Basta, vuoi morire per caso?! Ti stai solo facendo del male>>
<<Non toccarmi Toby, lasciami bere>>
<<No, non posso lasciarti bere: sei mia moglie cazzo! La devi finire, capito? O ti faccio rinchiudere da qualche parte, cazzo>>
<<Sì, dai: fammi rinchiudere. Tanto sono solo una pazza, una pazza. Io non vivo più: aspetto che mi caschi in testa qualcosa e mi uccida. La mia vita è inutile, io sono inutile>>
<<Sei tu che lo vuoi, capito? Solo tu! Se solo ti vestissi e andassimo a fare una cazzo di passeggiata..! Devi prendere aria, non puoi vivere chiusa qui: non sei un pezzo di muro, sei una persona>>
<<Persona? Che vuol dire? Cosa sono le persone? Gli uomini: tutti dei gran bastardi..Come quell'ubriacone sdentato, proprio come te. Cosa vuoi, Toby, la mia fica? Dillo: è questo che vuoi?>>
<<No, voglio solo che tu stia bene>>
<<Sì, certo. Sai che faccio? Ora esco e vedo se rincontro quel tipo, così concludiamo la cosa. Chissà, magari è anche bravo.. E poi vediamo quanto vorrai la mia fica>>
Non ho mai toccato una donna in vita mia, ma non ressi a quella frase e le mollai uno schiaffo in pieno viso. Me ne pentii subito:
<<Oddio Jen, scusa, scusami tanto>>
<<No, scusami tu: scusami se ti sto causando tutto questo, ma non riesco a fare altro ora. Me ne torno a letto..>>
Certo che volevo fare l'amore con lei, volevo la sua persona, il suo corpo, la volevo tutta intera: volevo la mia dolce e passionale Jennifer.
Sbagliai anche io quel giorno: andai in un bar e iniziai a bere, proprio come lei. Presi la macchina e feci salire una prostituta. Facemmo sesso tutta la notte, anche se a me la maggior parte delle volte scappava da vomitare.
Tornato a casa stetti un'ora sotto la doccia sperando che l'acqua potesse portar via ciò che avevo fatto.
La mattina dopo stavo peggio di prima: anche a me era passata la voglia di uscire. Avevo solo voglia di stare seduto sul divano e non alzarmi più, ma dovevo farlo per Jennifer, sennò sarebbe rimasta in quella stanza finché non le sarebbero venuti i capelli bianchi.
Ritornai al supermercato e, come una beffa, accanto al reparto dei prodotti in scatola ce n'era un altro pieno di apriscatole. Non ci vidi più: ne presi uno e corsi verso la cassa, puntandolo al cassiere.
<<Ehi tu!>>
<<Sì, qualche problema?>>
<<Perché questa cosa?>>
<<Che cosa?>>
<<Questa cosa che ho nelle mani>>
<<Perché è una promozione, costano poco>>
<<Senti: non dovevate permettervi di venderli, voi non sapete che male farete alle persone! Voi dovete toglierli!>>
<<Senta: mi sa che lei ha qualche problema, si deve curare>>
<<No, ascoltami: quanti anni hai?>>
<<Diciannove, signore>>
<<Bene. Un giorno tu magari andrai a fare la spesa ed incontrerai una splendida ragazza che ti chiederà se sai se in quel posto vendono gli apriscatole, tu le dici di no e poi..Puff! T'innamori. Il punto è che se ci fossero stati quegli apriscatole io le avrei detto "sì, a sinistra" o "a destra" o insomma dove cazzo erano, capisci?>>
<<No..>>
<<Bene. Allora: se voi li aveste venduti prima io adesso non l'avrei sposata, e non starei soffrendo perché lei soffre e non so come farla smettere, capito?>>
<<Va bene..>>
<<Quindi, per piacere, puoi dire al tuo capo che non ha senso venderli ora?>>
<<Eeeh...No, non posso>>
<<Come non puoi? Allora non mi hai ascoltato, non mi hai ascoltato cazzo... Vieni qui. Dammi quell'affare, quella specie di microfono, vieni qui>>
<<Aspetti, lei è un pazzo!>>
<<"Ascoltatemi bene: dovete togliere quei maledetti apriscatole dal negozio, altrimenti rovinerete le vite degli altri!">>
<<Ha finito, signore?>>
<<Sì. Senti però: questo lo compro>>
<<Un dollaro>>
<<Uh, bene: costano poco davvero! Ciao!>>
Ero arrivato veramente al punto di mettermi in ridicolo solo per lei. Non sapevo dove sbattere la testa, così mi diressi verso casa dei suoi per parlar loro dell'accaduto e per vedere se avessero potuto darmi una mano. Li avevo visti solo al matrimonio e una volta, poco dopo, ero stato a cena da loro, poi basta. Erano i suoi genitori adottivi e le volevano un gran bene, ma Jen era sempre stata restia nei loro confronti.
Arrivato davanti alla porta, suonai:
<<Signora Trend, sono Tobias, suo genero>>
<<Ciao Tobias, entra>>
La madre di Jennifer era ridotta male dall'ultima volta che l'avevo vista; soprattutto, l'ultima volta stava ancora in piedi.
<<Che le è successo, signora?>>
<<Un ictus, mi ha paralizzato le gambe>>
<<Mi dispiace..>>
<<E a te cosa è successo, perché sei qui?>>
Non potevo dirle cosa fosse accaduto: mi sembrava così debole..
<<Oh beh, ho fatto un lavoretto da una signora che abita qui vicino e allora ho pensato di passare a salutarvi. Ma suo marito non c'è?>>
<<No, mio marito è morto sei mesi fa>>
<<Cosa? Jen non mi ha mai detto niente..>>
<<Perché Jen non lo sa. Non mi rivolge più la parola da quando siete venuti, un anno fa>>
<<E perché?>>
<<Perché? Perché noi non abbiamo legami di sangue con lei e non possiamo permetterci di dirle che il suo matrimonio è stato affrettato, perciò ha detto che per lei eravamo morti, poi basta>>
<<Ecco, adesso mi sento in colpa; e forse il nostro matrimonio è stato affrettato veramente, sa?>>
<<Che cosa succede, le cose non vanno?>>
<<No, lei si butta giù e io non so come tirarla su. Io la amo signora, la amo con tutto me stesso, ma dopo un po' non riesco a tener duro come dovrei>>
<<Vieni con me. Vedi questa stanza? Qui Jen e suo padre giocavano quando lei era piccola.. Era così bella con quei boccoli biondi>>
<<Biondi?>>
<<Sì, quello che ha in testa non è il suo colore naturale>>
<<Non lo sapevo, so che se li tinge, ma bionda...Wow>>
<<Lei era una bambina così allegra, lottava con le unghie e con i denti per ciò che voleva e quando gli altri la scoraggiavano lei si tirava sempre su. Una volta una bambina la mise con la testa nel fango, ma lei si rialzò subito. Ah, la mia Jen, quanto mi manca!>>
<<Le prometto che la farò tornare signora, in qualche modo lei la riavrà>>
<<Tobias, non è stato affrettato il vostro matrimonio: leggo nei tuoi occhi che la ami immensamente>>
<<Sì, è vero..>>
Tornai a casa con l'apriscatole in una mano e tanta speranza nell'altra.
<<Amore, sei ancora a letto?>>
<<Sì, non mi vedi?>>
<<Sono stato da tua madre, ma prima ho comprato questo stupido apriscatole. Ricordi?>>
<<Perché sei stato da mia madre?>>
<<Per parlarle di te, ma non ne ho avuto il coraggio: è in sedia a rotelle, ha avuto un ictus, mentre tuo padre è morto>>
<<Loro non sono i miei genitori>>
<<Come? Ti hanno cresciuta e ti hanno fatto diventare la donna che eri fino a poco tempo fa, ma cosa cazzo dici? Falla finita di sbattertene di tutto!>>
<<Amavo mio padre, cosa credi? Era l'uomo della mia vita, aveva occhi solo per me. E' stato fantastico, ma non voglio soffrire ancora di più e farò finta che non sia successo niente, che ci siamo odiati. Così potrò soffrire di meno>>
<<Non puoi, non puoi fingere, cosa dici?! Perché hai paura così?! Tua madre mi ha detto che niente di abbatteva e ti rialzavi sempre.. Guarda che sono io, Toby, tuo marito. Non ti dice niente questo?>>
<<Non più , Toby, non più. Non ce la faccio a guardarti con gli stessi occhi, mi sento a disagio.. Non ce la faccio, non riesco a provare a baciarti, a toccarti, mi dispiace..>>
<<Provaci ora, dammi la mano. Senti, senti il mio viso. Me lo accarezzavi sempre, poi ti baciavo la mano, così, e ci lasciavamo travolgere dalla passione>>
<<Fermo, fermo, non farlo più: non prendermi più la mano. Vattene, per piacere>>
<<OK, adesso mi sono stufato! Esco, mangio fuori. Tanto mangio sempre solo da quando tu sei sdraiata qui. Ah, poi volevo dirti che ti ho tradito, ti ho tradito con una prostituta, perché è vero: io sono un maniaco, io sono un bastardo. Tanto ti piace che te lo dica, ti piace fare la vittima, ti piace non toccarmi e farmi sentire uno schifo se poi lo faccio. Vaffanculo Jennifer>>
Sbattei la porta violentemente e uscii da quella casa. Mi mancava l'aria: mi sentivo come una mano che mi stringeva forte la gola e non la lasciava, anzi, aumentava e aumentava. Mi dispiaceva, sì, mi dispiaceva di averla tradita in quella maniera, ma io stavo impazzendo nel vederla così. Proprio come lei.
Tornai dopo circa un'ora e di lei non c'era più niente: niente vestiti, niente trucchi, niente gatto, che nel frattempo era diventato una piccola bestiola selvatica. Per un attimo non seppi se essere disperato o semplicemente più leggero; non sapevo se cercarla o semplicemente lasciarla andare. Tutto quello che restava di noi era quell'apriscatole appoggiato sopra il letto, come se nient'altro fosse accaduto in quel periodo, come se tutto fosse rimasto fermo alla prima volta che ci siamo conosciuti.
Non la cercai, non la chiamai Non sapevo dove fosse e per i primi cinque giorni mi andò bene così. Poi più il tempo passava e più non riuscivo a non pensare a lei. Tornare su quel letto così grande e freddo da solo, senza il suo sorriso che mi illuminava e mi faceva dormire meglio, senza lei che cantava sotto la doccia, era impossibile.
Chiamai sua madre e mi disse che Jennifer era da lei ma che no era il momento di vederci e che quando lo fosse stato sarebbe venuta lei da me.
Passarono all'incirca cinque settimane dal litigio, e quel momento arrivò.
<<Ciao Jennifer>>
<<Ciao, posso entrare?>>
<<Certo, questa è anche casa tua>>
<<Senti, sarò breve, non ho tempo da perdere>>
<<Sì, dimmi tutto>>
<<Voglio il divorzio>>
<<Cosa?>>
<<Hai capito bene: voglio divorziare, "Mister Prostituta">>
<<Mi-mi dispiace per quello che ti ho fatto! Quella sera avrei preferito tagliarmi la pelle, tagliarmi anche le palle: non ero in me, sennò sai che non lo avrei mai fatto. Non puoi lasciarmi per questo!>>
<<E perché no? Mi hai tradito!>>
<<Sì, ma non l'ho fatto con coscienza: tu mi istigavi ogni volta, mi davi del maniaco e dicevi che volevo solo la tua fica, ma sai che non è così. Tu hai sempre pensato che io volessi solo la tua fica, ma sai che non è così, sennò non ti avrei mai sposato, cazzo!>>
<<Accidenti a te, accidenti a te che quel maledetto giorno ti sei intascato la mia cazzo di carta di credito e non me l'hai ridata subito! Dovevi farti i cazzi tuoi, cazzo>>
<<Tu volevi del sesso con me e l'hai fatto, eh? Quanto ti piaceva! "Oh, continua così, bravo Toby. Non smettere, a pecorina sei un mago!". Sei tu che hai sempre e solo voluto il mio cazzo di cazzo, e mi hai sposato solo per quello: tu non mi ami>>
<<Non dire così, perché lo sai..>>
<<No, io non so più niente. Io sono uno stronzo testa di cazzo che ha tentato di aiutarti perché un altro figlio di puttana ti ha messo le mani addosso..E io mi sento così incazzato! Io lo ammazzerei, capito?! Lo ammazzerei..! Vuoi che finisca in galera? Se vuoi vado e lo cerco: uno sdentato ubriacone. Dai, lo trovo, poi lo ammazzo, lo ammazzo! Ma ricordati di venirmi a trovare in galera>>
<<No, fermo!>>
Mi prese la mano. Mi sentii rinascere: era da almeno due mesi e mezzo che non lo faceva.
<<Io ti amo e non voglio che ti rovini la vita per me. Io ti amo. Ti ho visto quel giorno al supermercato e ho pensato che tu fossi bellissimo, poi ti ho conosciuto e so che come te non c'è nessun altro, nessuno>>
<<Davvero?>>
<<Sì, io ti amo, Toby>>
<<Tornerai a casa, Jen? Ti prego, sto impazzendo, sono impazzito qua senza di te>>
<<No, non posso tornare adesso. Devo stare un altro po' da mia madre, non possiamo ripartire subito, io non ce la faccio. Ma tu, tu aspettami, ti prego>>
<<Ci proverò, anzi: ce la farò>>
Ci baciammo come se fosse la prima volta per entrambi. Quella pelle, quel viso, quelle labbra: quanto mi era mancato non averla più, non sentirla più! Ero rinato.
E' passato un altro po' di tempo, non troppo però: alla fine solo qualche settimana. Io sono ancora fedele a lei e al mio supermercato. Reparto surgelati, baccalà o non baccalà: sono indeciso come sempre.
<<Toby>>
<<Ciao>>
<<Ma come è possibile che, secondo te, adesso vendano tutti questi apriscatole?>>
<<Io non lo so, veramente incredibile>>
<<Già. Quello che comprasti ce l'hai sempre?>>
<<Sì>>
<<Posso passare a prenderlo stasera?>>
<<Stasera?>>
<<Sì>>
<<Certo>>
<<Vai. Porto anche il gatto, che ne dici?>>
<<Sì, va bene, va benissimo>>
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