Puntata pronta! :D
Anche se dolorosamente, per Luca ha inizio un nuovo "capitolo"..
Buona lettura! :)
Andare avanti
Caro diario, mi piacerebbe tanto dirti che Andrea è qui accanto a me adesso e che mi sta prendendo in giro perché ho un diario, vorrei dirti che sabato ci siamo presi una sbornia e abbiamo riso come matti tutta la notte; sarei contento anche di dirti che è tornato a scuola e ha iniziato a litigare con la prof di matematica come faceva sempre, ma non è così.
Erano circa le 12:00 di una normale domenica mattina quando mi arrivò la telefonata.
<<Pronto?>>
<<Luca sono Laura, la madre di Andrea>>
<<Sì, Laura, dimmi!>>
Per un attimo mi illusi, ma capii subito che le cose non erano andate come sarebbero dovute andare.
<<L'hanno trovato, Luca..>>
Ebbi come un tonfo in pieno petto, credetti di svenire, ma sentii anche una strana sensazione.
<<Bene, e...>>
<<L'hanno trovato e basta, Luca..>>
Laura incominciò a piangere e fu la conferma che era tutto vero: Andrea non c'era più, e chissà da quanto tempo.
<<Se vuoi posso raggiungerti dove sei, a casa o...>>
<<Sono a casa Luca.. Devi venire, ho bisogno di te: sei come un figlio per me, lo sai questo...>>
<<A-arrivo!>>
Staccai il telefono e non seppi cosa fare, cosa dire, se andare davvero o se scappare anche io.
Presi il giacchetto ed optai per andare. Mia madre per fortuna non c'era, sennò si sarebbe sentita male; cosa che è quasi successa quando poi le ho dato la notizia.
C'era un sole che spaccava le pietre e non riuscivo a tenere gli occhi del tutto aperti; camminavo come uno zombie ed ogni tanto, senza che io volessi, scendeva qualche lacrima, anche se mi sentivo freddo, freddo come il ghiaccio, senza nessuna emozione dentro di me per scaldarmi.
Arrivai a casa di Andrea e sua madre mi strinse forte, mentre piangeva ed urlava, urlava tanto.
Povera donna, con un marito troppo impegnato a giocare d'azzardo anche quando suo figlio è morto..
Certe persone non smettono mai di soffrire, ed altri invece non smettono mai di fare del male..
Mi disse tra una lacrima e l'altra che lo avevano trovato in un fosso, lungo la strada di un bosco.
In realtà quello non era un semplice luogo: ci andavamo spesso a chiacchierare o semplicemente a poltrire durante il giorno.
<<Ehi Luca, che ne dici di Martina?>>
<<Martina? E' carina ma non mi sembra molto intelligente>>
<<Vabbè, ma io mica la voglio per il cervello: una scopata e via magari..>>
<<Allora sì... Andrea, la sai una cosa?>>
<<Cosa?>>
<<Fai proprio schifo ogni tanto!>>
<<Stai zitto e rilassati, asessuato!>>
<<Ma vaffanculo, maniaco! Ahaha>>
Un inutile ricordo che avrei tanto voluto eliminare.. Conosceva come le sue tasche quel bosco e quel fosso, eppure non è stato attento, ci è finito dentro.. Perché so per certo che Andrea voleva solo scappare, non uccidersi.
<<Luca, ma che cazzo ci stiamo a fare ancora qui? Non ti senti inutile? Io a volte non trovo nessuna motivazione valida per rimanere ancora in questo posto>>
<<Siamo piccoli, Andrea, abbiamo solo quindici anni, dobbiamo finire la scuola ancora.. Ad andare via, ci penseremo poi..>>
<<"Poi".. La parola più brutta mai inventata. "E poi?" Ma che cazzo vuol dire? Per me è l'equivalente di "fare le ragnatele">>
Sua madre continuava ad abbracciarmi ed io avrei voluto stringerla più forte, darle più calore, ma non ci riuscivo..
<<Se vogliamo andarlo a trovare, possiamo; io ancora non ne ho avuto il coraggio..>>
<<No.. Non posso..>>
<<Come? Luca, era il tuo migliore amico!>>
<<Appunto per questo voglio ricordarmelo da vivo! Scusa Laura, devo andare un attimo da una parte.. Aspettami qui, poi ripasso, giuro!>>
Come spesso mi capita, corsi via; ma questa volta seppi esattamente dove volevo andare.
<<Bene, testa di cazzo: chi arriva per ultimo al pino più alto paga!>>
<<Paga cosa, Andrea?>>
<<Non lo so, qualcosa.. Facciamo un pacchetto di cicche>>
<<OK!>>
Andrea è sempre stato più veloce di me, aveva anche vinto una campestre una volta, e io come uno stupido accettavo questo tipo di sfide.
<<Dai Luca, come fai ad essere così lento?>>
<<E tu come fai ad essere così veloce? Dai che non ce la faccio! Aspetta!>>
<<No, mi dispiace: arrivato!>>
<<Ah, accidenti! Ora mi prende un colpo!>>
<<Ma cosa dici? Sei giovane e sano, magari ne riparliamo tra qualche anno!>>
<<Che fai con quella chiave?>>
<<Questo è il mio albero, adesso: incido una bella "A" qui, proprio sulla corteccia.. Vorrei farci anche la "L", ma d'altronde non siamo mica fidanzati..>>
<<No grazie! Non starti neanche a disturbare>>
<<Quando morirò, amico mio, il mio spirito si infilerà qui dentro e questo albero inizierà a fumare sigarette e a bere birra!>>
<<A volte sei proprio scemo! E poi sei giovane e sano, perché devi pensare a queste cose? Magari tra qualche anno..>>
Arrivai proprio davanti quel pino ed accarezzai quella "A" ancora lì bella incisa; tirai fuori dalla tasca una sigaretta e l'accesi.
<<Dai, ora fuma, bastardo! Fuma! Sei qui dentro no? Ma certo che non lo sei! Tu e le tue puttanate mistiche, tu e le tue puttanate e basta! Ma la fumo io, me la fumo io, brutta testa di cazzo, perché io a differenza tua posso ancora.. Io posso ancora farlo anche se non vorrei.. Perché lo hai fatto? Perché sei andato incontro alla morte? E perché mi hai lasciato solo a parlare con un albero?>>
Mi accasciai su quel vecchio pino come se non potessi fare altro, e nel frattempo un ammasso di nuvole enormi coprì il sole e la temperatura iniziò ad abbassarsi.
Così senza guanti, senza sciarpa e con una maglietta a maniche corte, con sopra un giacchetto neanche troppo pesante: di certo non era l'abbigliamento giusto per gennaio.
Tremavo ed avevo freddo, ma volevo stare così: era il mio modo per soffrire, era come una punizione per me stesso.
Gocce, gocce di pioggia ancora una volta, ma non mi importava del tempo, quella domenica, non faceva differenza.
Eccolo improvvisamente: rieccolo, quell'uomo con i miei stessi occhi, spuntare dalla pioggia mentre teneva per la mano un bambino.
Il piccolo sembrava avere circa sette o otto anni, occhi verdi, biancastro in viso; e non poteva altro che essere lui: Andrea, come quando lo avevo conosciuto.
Più si avvicinava, più cresceva: si alzava, si irrobustiva, gli spuntava la barba, fino a che non fu ritornato l'Andrea diciottenne, quello che mi ricordavo meglio.
Arrivati di fronte a me, l'uomo sparì e rimase solo lui.
Si toccava la barba velocemente ed aveva gli occhi lucidi e velati di malinconia.
<<Scusa amico, scusami tanto, ma mi conosci, io...>>
<<No! Credevo di conoscerti, invece mi sbagliavo>>
<<Non puoi dire questo, ho sbagliato a sparire e a non dirti niente, ma dovevi starne fuori!>>
<<Ah già: tu sei il bastardo irrequieto ed io sono il coglione fifone..>>
<<Non sei un coglione fifone, lo sai.. Tu sei sempre stato il migliore tra i due..>>
<<Falla finita! Falla finita di dire così.. Sai di essere sempre stato il migliore e sai perché? Perché tu non avevi paura di vivere e di tentare, mentre io sì: ho paura di tutto e tutti! E per questo io muoio ogni giorno, a pensare che dovrei essere io al tuo posto!>>
<<No! Non dire così! Non ferirmi e non farti del male in questo modo.. Tu sei quello che io non sarò mai, tu sarai l'uomo che io non potrò essere e questo solo perché tu usi la testa ed io non l'ho mai fatto.. Devi andare avanti, Luca, puoi farcela?>>
<<E come faccio?>>
<<Fallo per me! Fallo per te, cazzo! Tu puoi ancora respirare e hai un cuore che batte.. Lo capisci, no? Non sprecare la tua vita.. Non farlo.. E sai perché? Semplicemente perché sei vivo.. Basta vivere nella paura e immerso negli attacchi di panico! Vai avanti, Luca! Vai!>>
<<E' solo che io avrei voluto vivere la mia vita con te al mio fianco.. Eri il mio migliore amico, cazzo!>>
<<Ehi, lo sono ancora e lo sarò sempre.. Ma soprattutto, mi ritroverai qui dentro, non ricordi? Tu lo vedrai fumare e bere birra prima o poi, questo stronzo di un pino... Ciao, amico mio, stammi bene!>>
<<Aspetta! Dimmi che sei inciampato.. Vero?>>
<<Sì, come una pera cotta>>
Sparì in mezzo all'acqua e finalmente le mie lacrime ricominciarono ad uscire liberamente.
Tornai da Laura e la strinsi forte come si deve sempre.
Oggi è passato un mese da quel giorno e piano piano aumento la velocità, dò più ritmo a ciò che faccio.
A volte è più dura, è dura veramente, ma ci provo, ci provo come un matto ad andare avanti, perché alla fine è quello che facciamo sempre..
Alla prossima, diario!