giovedì 29 gennaio 2015

Young weak soul

Rieccomi qua! Domani pubblicherò la prossima puntata del diario di uno sfigato :) Lo so, lo so, sono in ritardo! >.<
Intanto vi lascio quella che penso sia una delle mie canzoni più sentite...
Buona lettura! :)

Young weak soul
Sorry if this cruel world let you die into his freakin' arms,
'Cause the pain doesn't spare even the beautiful young guys...
Sorry if some days weren't your best days and you were all alone with your tears;
Sorry if your dad was your worst enemy and not your biggest friend
'Cause it's hard when your family starts to struggle, and it's difficult to survive, and our easiest escapes just kill us.
I hope that one day you will reborn as the Sun to warm our skin like our moms did when we were born and...

 [Chorus]
Don't worry young boy, you still live in the air,  you still live in the stars, in our shoulders, and in all our best and worst days....'Cause your smile will remain together with your wings, forever..

Sorry if the way that you chose was the wrong one, and you was naked with only yourself and your dreams,
Sorry if people can't understand other people, otherwise the war wouldn't exist,
Sorry if we are not strong and if we judge without knowing that we are only human being, but..

 [Chorus]
Don't worry young boy, you still live in the air,  you still live in the stars, in our shoulders, and in all our best and worst days....'Cause your smile will remain together with your wings, forever

For the rest of our lives when we'll open the window you'll be able to come in our house,
'Cause you are still here








PS: I do not own the rights to this song. All the rights belong to the owner of the song and I'm not profiting by publishing.

giovedì 22 gennaio 2015

Diario di uno sfigato - Puntata due

Ecco qua la seconda puntata! :)
D'ora in poi cercherò di pubblicarne una ogni giovedì, ma naturalmente potrei anche ritardare o anticipare di uno-due giorni, a seconda di come va il "lavoro" ;)
Buona lettura! :)

Scusa per il ritardo, amico

Ci risono: Luca c'è, diario, pronto per parlare un po'.
Stamattina mi sono svegliato con innumerevoli pensieri, anche perché continuo a vivere degli strani episodi e perché Andrea è ancora là fuori. Oppure, come si dice, è in un posto migliore.
Dall'ultima volta  che l'ho visto saranno passati all'incirca quattro mesi: era da poco cominciata l'estate ed avevo appena iniziato a lavorare in un ristorante vicino casa mia. Erano all'incirca le cinque del pomeriggio e lui mi ha lasciato dicendo:
<<Ci vediamo stasera appena hai finito, vengo intorno alla mezzanotte e ti aspetto sulla panchina lì davanti>>
Bene: quella sera ho finito a mezzanotte precisa e mi sono messo io ad aspettarlo, perché alla fine Andrea non è mai stato puntuale.
Passò mezz'ora, provai a chiamarlo ma non rispose; passò un'ora, e di lui nessuna traccia. Mi sentivo un po' Forrest Gump, solo che in mano tenevo una bottiglia di spumante che mi avevano appena regalato, invece di una scatola di cioccolatini. Arrivata l'una e mezza stavo per dirigermi verso casa, quando una telefonata di sua madre mi intercettò:
<<Andrea è scappato, mi ha lasciato un biglietto dicendomi che non tornerà più a casa..>>
Quella notte Andrea derubò sua madre di molti soldi e me della sua amicizia.
Una settimana dopo la sua "scomparsa" avevo solo voglia di bere e prendermela grossa, così decisi di scolarmi quella fottuta bottiglia di spumante in tempo record. Ma niente, l'unico sintomo che ho avuto è stato una forte alienazione nei confronti del soffitto della mia stanza e del mondo in generale, ma vabbè: quella ce l'ho sempre.
Polizia e carabinieri l'hanno cercato per tutta l'estate; adesso le ricerche sono un po' diminuite ma sono sempre in corso.
Comunque, diario, che posso dirti? Ci sono abituato ad essere "lasciato lì", o come si dice..
Avevo cinque anni e mio padre mi disse:
<<Figliolo, appena finito di lavorare ti porto alle giostre. Facciamo un giro sull'ottovolante che ancora non ci sei mai stato>>
L'ho aspettato per giorni, e ancora forse lo sto aspettando: quello fu il mio primo ricordo, e sull'ottovolante ancora non ci sono mai salito.
Perché, vogliamo parlare di un gattino che ho salvato dall'essere ucciso da un camion, rischiando quindi la vita? Gli dissi un giorno:
<<Aspettami qui, micetto, vado a comprarti la pappa>>
Ma al mio ritorno non c'era più, era sparito.. In tanti mi hanno detto "Fatti un cane, ti sarà sempre fedele", ma mia madre non ne vuole perché lo ha avuto da piccola e quando è morto ha sofferto tanto, adesso quindi non ne vuole più sapere. E io.. E io beh, me lo prendo in quel posto.
Ho badato tanto al cane di Andrea, di quello stronzo che almeno poteva chiedermi:
<<Ehi amico, vuoi venire via con me?>>
Mi avrebbe fatto piacere, anche se nonostante tutto sarei rimasto qui.
Ieri pomeriggio pioveva, pioveva a dirotto, e non avevo né voglia di studiare né tantomeno voglia di rimanere a casa. Così sono uscito senza ombrello e senza giacchetto: indossavo una felpa con il cappuccio e mi sono messo seduto nuovamente sulla panchina davanti al ristorante dove lavoravo e lavoro ancora ogni tanto. Volevo stare lì: anche se ero zuppo come un pulcino non mi importava, perché mi piaceva. Fissavo la pioggia che batteva forte sul terreno: sembrava dovesse distruggerlo da un momento all'altro. Incominciai ad avere freddo e a tremare, tremare fortissimo, quando vidi spuntare un paio di scarpe a me familiari. Erano un paio di Nike blu, modello calcetto per intenderci; alzai lo sguardo e lo vidi. Barbetta tendente al rossiccio ed incolta, occhi verdi chiarissimi e quel sorriso da playboy che solo lui poteva avere, vestito come l'avevo lasciato quel giorno: in tenuta estiva.
<<Scusa per il ritardo, amico>>,
mi mormorò. Corsi per abbracciarlo, ma invece strinsi il nulla, misto all'acqua che si stava piano piano trasformando in ghiaccio. E come se non bastasse, scivolai su una pozza e battei forte il naso. Tornai a casa sanguinante, come se avessi partecipato ad una rissa in strada.
Ecco, ora quello che mi preoccupa è che la mia immaginazione sta superando ogni limite: adesso che succederà, mi vedrò Andrea spuntare da sotto il letto? Appena il mio corpo si "shakera" un po', la mia visione del mondo cambia completamente.
Tra tre giorni devo fare un progetto con una mia compagna di classe che non ho mai potuto vedere: speriamo che non mi appaiano cose strane a casa sua, e soprattutto spero che quella giornata duri poco, molto poco.
Sì, lo so: sono un asociale; ma chi non lo è ogni tanto? Alla prossima, diario.

mercoledì 14 gennaio 2015

Diario di uno sfigato - Puntata uno

Questo lavoro è l'inizio di una sperimentazione che voglio fare: una narrazione divisa in puntate.
Come sempre, sono aperta alle vostre osservazioni, e spero vi piaccia! Alla prossima puntata quindi, buona lettura! :)

Gufi

Caro diario, spesso mi sento inutile e privo di senso.
Caro diario, non faccio altro che sentirmi confuso e triste quando so che dovrebbe essere il contrario, ma mi è difficile pensare positivo in questa vita.
Caro diario, sono un maschio di diciotto anni e per sfogarmi ho dovuto comprare un "diario" perché fondamentalmente non posso parlare con nessuno e non c'è persona che mi capisca realmente. Tutti i miei coetanei stanno a pensare ai propri telefonini e alle cazzate per mascherare quello che provano veramente: la loro rabbia per le loro famiglie imperfette, lo schifo per i loro fisici che vorrebbero eliminare, la paura del futuro, eccetera..
Io non sono così: ho provato a mascherare il dolore tante e tante volte, ma mi sono quasi ucciso per questo. Ah, quanto mi manca Andrea, il mio migliore amico..!
Sono un po' depresso? Sì, ed anche abbastanza; ma quello che mi preoccupa di più in questo momento è l'episodio successo circa una settimana fa...

Dodici e trenta del mattino: scuola professionale, materia economia, professoressa Zilli, quinto anno scolastico e terzo giorno di scuola.
Da parte della donna arrivò la famosa domanda:
<<Ragazzi, che cosa volete fare da grandi?>>
Marco, il delinquente di turno, rispose:
<<Quello che capita, basta lavorare.. Poi comunque i soldi si possono trovare in qualsiasi modo, no?>>
Giorgio, l'unico studioso della classe, invece:
<<Credo che lavorerò nell'ambito informatico; vorrei fare l'università, se riesco..>>
Gabriele, il più stronzo di tutti:
<<L'insegnante, perché no? Seduto su una sedia, con le mani appoggiate sulla cattedra a prender soldi mentre i miei alunni si scannano e diventano ancora più ignoranti>>
Un po' di litigio tra quest'ultimo e la prof e poi si riparte. Piano piano, testa dopo testa, stava arrivando il mio turno, ed io ho iniziato a morire lentamente. Avevo la sudarella a non finire, le mani mi si gelarono, sembrava che il cuore non mi battesse da quanto andava veloce e la gamba destra non si fermava: era pronta per suonare la batteria o per correre una maratona.
<<E tu Luca cosa vorresti fare appena uscito da qui?>>
In quell'attimo il tempo si è fermato: tutti i miei compagni si sono voltati verso di me, e sedendo all'ultimo banco ho cominciato a sentirmi oppresso: sentivo come una mano alla gola che stringeva e stringeva. Improvvisamente i loro occhi divennero enormi e arancioni: la testa di Marika compì un giro perfetto su se stessa, poi quella di Ludovica e anche quella di marco, finché le teste di tutti cominciarono a girare in sincronia e non sembravano volersi fermare.
<<Oh cazzo, oh cazzo, che roba è questa? Eppure non mi drogo! Succedeva ogni tanto prima, ma non ora.. Stai calmo Luca, stai calmo!>>
No, niente, non ci riuscivo: ero circondato da gufi, da gufi inesauribili. Guardai la prof e anche a lei cominciò a "girare la testa".
Io non so proprio cosa voglio fare della mia vita, è questo il problema.
<<Io-io..io non-non...basta, basta girare, basta!>>
Urlai con tutto il fiato che avevo in corpo e la situazione tornò come prima. Un attimo di silenzio tagliente, con gli sguardi che continuavano ad essere fissi su di me, e poi lo stomaco, che sembrava essere l'unica parte rimasta sana, non resse. E così, mio bel diario, ho vomitato sul banco. Non starò adesso a raccontarti i dettagli di come mi sia sentito dopo e di come mai in classe siamo magicamente rimasti solo io e la prof. Fatto sta che sono preoccupato: gufi? Sembrava tutto così reale... Forse sto proprio impazzendo, e poi mi rendo conto che ancora non so cosa voglio fare della mia vita e questa cosa mi fa vivere male, mi mette a disagio, e provoca i miei attacchi di panico: quando poi anche il più stronzo e il più delinquente sanno trovare una risposta a quella domanda. Oh Andrea, Andrea! Lui mi avrebbe dato una mano, mi avrebbe retto la testa quel giorno. Lui mi conosceva meglio di quanto io conosca me stesso, ma lo stanno ancora cercando, qualcuno lo sta facendo..
Alla prossima, diario.
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