Cosa vi aspettate leggendo il titolo? ;)
Buona lettura! :)
Una poesia anche per te
Lunedì pomeriggio sarei dovuto andare a casa di Valentina per chiamare mio padre insieme a lei, ma a volte i tuoi "problemi" vanno messi da parte per aiutare chi ti sta sempre accanto e coloro a cui vuoi bene. Così sono andato da lei, ma come era già successo in passato alla fine abbiamo fatto tutt'altro.
Ad aprirmi la porta fu sua madre: quella era la prima volta che la vedevo in piedi, poiché se ne stava sempre seduta in poltrona con una tazza di tè nelle mani oppure a dormire sempre nella stessa posizione, cioè a braccia conserte e con la testa pendente sulla destra. Indossava una vestaglia bianca, con un'enorme macchia di cioccolata in mezzo al petto, teneva i capelli raccolti a mo' di cipolla e possedeva lo stesso sguardo senza pensieri di una bambina di cinque anni.
<<Oh, ciao Luca. Qualche problema?>>
<<No, veramente avrei appuntamento con Valentina..>>
<<Oh, ma certo: entra pure. Valentina è in camera sua ma non credo scenderà...>>
<<E perché?>>
<<Beh, vedi, non ha mangiato e si è buttata subito sul letto... Credo sia per colpa mia...>>
Improvvisamente quello sguardo da bambina si spense e si riaccese in quello di un adolescente depresso arrabbiato con il mondo.
<<Senta: io salgo, vado a vedere come sta>>
Fatte le scale che portavano alla sua stanza, la porta era aperta: se ne stava sdraiata sul letto a pancia sotto, con la faccia schiacciata sul cuscino, ed indossava ancora il giacchetto.
<<Vale, sono io; cosa è successo?>>
Emise solo un piccolo gemito per farmi capire che sentiva, nient'altro.
<<Ehi, mi diresti per piacere che succede?>>
Alzò la testa ed aveva tutta la matita ed il mascara colati: aveva pianto, e non poco... Poi si rimise subito giù.
<<Ok, ti è presa male, giusto? Oppure tua madre... No, perché sai: lei mi ha appena detto che è per colpa sua se stai così...>>
<<Davvero?>>
<<Sì>>
<<Beh, sai quando sono tornata a casa cosa ho trovato? Lei con una barretta di cioccolato sciolta nelle mani perché l'aveva immersa nel tè caldo, mentre si era appena fatta la pipì addosso. E piangeva, piangeva perché si era scottata>>
<<Cosa?>>
<<E' da ridere, vero?>>
<<No, non credo proprio>>
<<Così ho dovuto cambiarla, e dallo "schifo" mi è passata la fame... Luca, lei non è malata: sarebbe una donna sanissima che potrebbe muoversi, andare a correre, divertirsi ancora. Invece il suo cervello si è perso per colpa di quello stronzo di mio padre e adesso inizia addirittura a farsi la pipì sotto. Sai quanti anni ha? Spara una cifra>>
<<Oddio.. Cinquanta, cinquantadue?>>
<<Quarantatré. Lei ha quarantatré anni e ne dimostra molti di più, almeno per quanto riguarda il fisico e come vive... Cazzo, io non so proprio che devo fare... Tu cosa faresti?>>
<<Io? Io, beh, la alzerei di peso dalla poltrona, le direi di vestirsi, di andare a fare una passeggiata e di non tornare fino all'ora di cena. E se non mi desse retta glielo ripeterei fino all'infinito, anche con il rischio di diventare pazzo>>
<<Dovrei diventare la madre di mia madre, secondo te?>>
<<In un certo senso, credo di sì...>>
Riniziò a piangere: a volta la verità può essere un'arma a doppio taglio.
<<Ehi no, non piangere! Io non...>>
<<No, tu hai ragione... Il problema è che in diciannove anni quasi della mia vita non ho mai avuto un consiglio da lei, né una pacca sulla spalla. Al massimo mi ha "accarezzato" il giacchetto perché sporco, o aggiustato il colletto della camicia. Vedi: io sono sempre stata la figlia di qualcuno d'invisibile e ora dovrei accudirla come se fosse appena nata? No, non ci sto: io voglio scappare da qui... Mi manca l'aria>>
<<Allora alzati da questo letto, tirati su e non fare come lei, per prima cosa>>
<<Sì, hai ragione...>>
<<Togliti il giacchetto>>
<<Sì...>>
<<Oh, adesso sei più leggera. Respira. Ascoltami: per quanto possa essere dura, lei è tua madre e non te la sei scelta, ma te l'hanno data e basta. Qualcuno ha detto che tu, piccolo esserino quale eri, saresti dovuta nascere da lei: e così è stato. So che può non piacerti l'idea di "accudirla", ma è l'unico modo per provare a credere che le cose possano cambiare>>
<<E come fanno a cambiare? Lei sta peggiorando e mio padre invece continua a farsi gli affari suoi. L'ha guardata, l'altro giorno, e le ha detto "Ti amo" solo per farla stare zitta, perché voleva un po' d'attenzione da lui. Inizio a pensare che è tutto inutile e che anche io potrei fare questa fine un giorno...>>
<<No, non dirlo, non dirlo neanche per scherzo: tu meriti di meglio!>>
<<Forse, non lo so...>>
<<No, senti: tu hai sofferto abbastanza. E' arrivato il momento che tu abbia la tua ricompensa per tutto questo dolore. Altrimenti sarebbe tutto inutile, la vita non avrebbe senso: cosa saremmo nati a fare, solo per soffrire?>>
<<Spero di no, ma facciamo questo per tutta la nostra vita...>>
<<Però, se si vuole, si possono imparare tante cose dal dolore che ci distrugge, ma che sa renderci più forti e saggi, così da diventare indistruttibili. E vedrai che poi il nostro regalo ci sarà consegnato>>
<<E quale sarebbe il mio?>>
<<Il tuo? Mah, magari una famiglia tranquilla con alti e bassi, ma non circondata dalla merda in cui vivi adesso. Avrai un marito presente per i tuoi figli e non che se ne va e non si sa neanche perché. Con te che sarai una donna forte ed insegnerai ai tuoi bambini talmente tante cose da poter ricreare in caso di "catastrofe" l'intero genere umano per una, due, tre e perfino quattro volte. Ma, per iniziare, anche una bella poesia, che ne dici?>>
<<Poesia? E di chi?>>
Tirai fuori dalla borsa un foglio ed una penna, che mi porto sempre dietro ma che non uso mai. Però quella volta sì, ed incominciai a buttar giù qualcosa pensando a lei.
<<Ecco, tieni>>
Nevichi sul mio cuore quando è scottato,
E piovi sotto forma di fuoco quando è freddo.
Sai sempre quando cogliere un frutto e,
La parte più remota di me stesso.
Luca
<<Cosa? Ma tu mi hai appena scritto una poesia?>>
<<Sì, se ti piace chiamarla così, questa sarà la tua poesia. Questo è il mio piccolo regalo per ricordarti quanto sei importante>>
<<Tu sei il ragazzo più carino e gentile che conosca, e che abbia mai conosciuto. Sei sempre sincero ed onesto con me: grazie, grazie tante>>
Ci abbracciammo per qualche minuto, senza mai staccarci l'uno dall'altro. Sentivo il suo cuore battere vicino al mio ed era così pieno di vita che ad ogni battito mi innamoravo sempre di più di lei. Poi ad un certo punto avvicinò il suo viso al mio e mi diede prima un bacio sulla guancia, poi, tutto insieme, sulla bocca. Io mi sentii su di giri ed imbarazzato, ma aveva le labbra talmente morbide che non riuscii a resisterle; allora contraccambiai. Fu una delle sensazioni più belle che avessi mai provato.
<<Senti, Vale, adesso ti lascio sola.. Cioè, ti lascio con tua madre. E' lì che ha solo bisogno di te>>
<<OK... Nient'altro da dire?>>
<<No, al momento no... Ma non preoccuparti: di oggi non mi è dispiaciuto niente>>
<<OK.. Cazzo, dovevamo chiamare tuo padre!>>
<<Non importa: sono stato tutta la vita senza di lui, posso starci anche qualche giorno in più>>
<<Ehi Luca...>>
<<Sì?>>
<<Come c'è una poesia per me, c'è una poesia anche per te>>
<<Lo spero, ma almeno l'inizio l'ho già trovato>>
Uscivo da quella porta e mi sentivo un po' più grande. Valentina mi chiamò la sera stessa e disse che era riuscita a far fare a sua madre un giretto intorno alla casa. Per quanto riguarda mio padre invece... Beh, domani lo chiameremo, perché sento che con Valentina al mio fianco posso fare di tutto; ed anche se non adrà bene, potrò sempre contare su di lei e su quello che è...
Alla prossima, diaro