D'ora in poi cercherò di pubblicarne una ogni giovedì, ma naturalmente potrei anche ritardare o anticipare di uno-due giorni, a seconda di come va il "lavoro" ;)
Buona lettura! :)
Scusa per il ritardo, amico
Ci risono: Luca c'è, diario, pronto per parlare un po'.
Stamattina mi sono svegliato con innumerevoli pensieri, anche perché continuo a vivere degli strani episodi e perché Andrea è ancora là fuori. Oppure, come si dice, è in un posto migliore.
Dall'ultima volta che l'ho visto saranno passati all'incirca quattro mesi: era da poco cominciata l'estate ed avevo appena iniziato a lavorare in un ristorante vicino casa mia. Erano all'incirca le cinque del pomeriggio e lui mi ha lasciato dicendo:
<<Ci vediamo stasera appena hai finito, vengo intorno alla mezzanotte e ti aspetto sulla panchina lì davanti>>
Bene: quella sera ho finito a mezzanotte precisa e mi sono messo io ad aspettarlo, perché alla fine Andrea non è mai stato puntuale.
Passò mezz'ora, provai a chiamarlo ma non rispose; passò un'ora, e di lui nessuna traccia. Mi sentivo un po' Forrest Gump, solo che in mano tenevo una bottiglia di spumante che mi avevano appena regalato, invece di una scatola di cioccolatini. Arrivata l'una e mezza stavo per dirigermi verso casa, quando una telefonata di sua madre mi intercettò:
<<Andrea è scappato, mi ha lasciato un biglietto dicendomi che non tornerà più a casa..>>
Quella notte Andrea derubò sua madre di molti soldi e me della sua amicizia.
Una settimana dopo la sua "scomparsa" avevo solo voglia di bere e prendermela grossa, così decisi di scolarmi quella fottuta bottiglia di spumante in tempo record. Ma niente, l'unico sintomo che ho avuto è stato una forte alienazione nei confronti del soffitto della mia stanza e del mondo in generale, ma vabbè: quella ce l'ho sempre.
Polizia e carabinieri l'hanno cercato per tutta l'estate; adesso le ricerche sono un po' diminuite ma sono sempre in corso.
Comunque, diario, che posso dirti? Ci sono abituato ad essere "lasciato lì", o come si dice..
Avevo cinque anni e mio padre mi disse:
<<Figliolo, appena finito di lavorare ti porto alle giostre. Facciamo un giro sull'ottovolante che ancora non ci sei mai stato>>
L'ho aspettato per giorni, e ancora forse lo sto aspettando: quello fu il mio primo ricordo, e sull'ottovolante ancora non ci sono mai salito.
Perché, vogliamo parlare di un gattino che ho salvato dall'essere ucciso da un camion, rischiando quindi la vita? Gli dissi un giorno:
<<Aspettami qui, micetto, vado a comprarti la pappa>>
Ma al mio ritorno non c'era più, era sparito.. In tanti mi hanno detto "Fatti un cane, ti sarà sempre fedele", ma mia madre non ne vuole perché lo ha avuto da piccola e quando è morto ha sofferto tanto, adesso quindi non ne vuole più sapere. E io.. E io beh, me lo prendo in quel posto.
Ho badato tanto al cane di Andrea, di quello stronzo che almeno poteva chiedermi:
<<Ehi amico, vuoi venire via con me?>>
Mi avrebbe fatto piacere, anche se nonostante tutto sarei rimasto qui.
Ieri pomeriggio pioveva, pioveva a dirotto, e non avevo né voglia di studiare né tantomeno voglia di rimanere a casa. Così sono uscito senza ombrello e senza giacchetto: indossavo una felpa con il cappuccio e mi sono messo seduto nuovamente sulla panchina davanti al ristorante dove lavoravo e lavoro ancora ogni tanto. Volevo stare lì: anche se ero zuppo come un pulcino non mi importava, perché mi piaceva. Fissavo la pioggia che batteva forte sul terreno: sembrava dovesse distruggerlo da un momento all'altro. Incominciai ad avere freddo e a tremare, tremare fortissimo, quando vidi spuntare un paio di scarpe a me familiari. Erano un paio di Nike blu, modello calcetto per intenderci; alzai lo sguardo e lo vidi. Barbetta tendente al rossiccio ed incolta, occhi verdi chiarissimi e quel sorriso da playboy che solo lui poteva avere, vestito come l'avevo lasciato quel giorno: in tenuta estiva.
<<Scusa per il ritardo, amico>>,
mi mormorò. Corsi per abbracciarlo, ma invece strinsi il nulla, misto all'acqua che si stava piano piano trasformando in ghiaccio. E come se non bastasse, scivolai su una pozza e battei forte il naso. Tornai a casa sanguinante, come se avessi partecipato ad una rissa in strada.
Ecco, ora quello che mi preoccupa è che la mia immaginazione sta superando ogni limite: adesso che succederà, mi vedrò Andrea spuntare da sotto il letto? Appena il mio corpo si "shakera" un po', la mia visione del mondo cambia completamente.
Tra tre giorni devo fare un progetto con una mia compagna di classe che non ho mai potuto vedere: speriamo che non mi appaiano cose strane a casa sua, e soprattutto spero che quella giornata duri poco, molto poco.
Sì, lo so: sono un asociale; ma chi non lo è ogni tanto? Alla prossima, diario.
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