venerdì 6 marzo 2015

Diario di uno sfigato - Puntata cinque

Buone nuove per Luca!
Enjoy the script ;)


Niente è perduto
Caro diario, sabato sera Valentina mi ha dato buca per andare a cena da sua nonna ma, per fortuna, ho avuto la voglia di uscire lo stesso. Mi sono fatto una passeggiata per il corso e poi mi sono recato alla solita panchina: quella davanti al ristorante dove lavoravo/lavoro. A sedere proprio al centro di essa c'era un signore: sembrava avesse una settantina d'anni, aveva la barba bianca e un cappello di lana sulla testa, e non sembrava avere molti capelli lì sotto.
<<Ehi ragazzo, siediti pure: questo posto è abbastanza grande per tutti e due>>
Era difficile a dirsi, vista la sua stazza, ma quell'uomo mi ispirava tranquillità. Così mi sedetti su lato destro della panchina.
<<Come mai da solo di sabato sera?>>
<<Beh, la ragazza con cui dovevo uscire ha avuto un imprevisto...>>
<<La tua fidanzata?>>
<<No, noi non siamo così intimi>>
<<Però ti piace>>
<<No>>
<<Neanche un po'?>>
<<No, anche se la trovo molto carina>>
<<Scusa ragazzo, ma vivo da solo e quando vedo una persona giovane come te non riesco a non parlarle... Ho dei nipoti che avranno su per giù la tua età, ma abitano lontano. Quanti anni hai? Venti?>>
<<No, devo compierne diciannove>>
<<Ah, loro ne hanno.. Beh, allora... Marco ne ha 21, o Fabio?.. Oddio, non mi ricordo mai! Comunque uno ne ha ventuno da compiere e l'altro ventitré già compiuti.. Ah, che bello essere giovani!>>
<<Non sempre, dipende dai momenti...>>
<<Hai perso qualcuno, ragazzo?>>
Quell'uomo mi spaventava: sembrava mi leggesse nel pensiero, ed io non riuscivo a non essere sincero con lui.
<<Sì, più di una volta direi..Comunque, come fa a saperlo?>>
<<Lo so e basta: ho tanti anni in più di te e molta, molta esperienza. Io certe cose le sento.. Sai, capisco cosa stai passando.. Lo so, è brutto per chi rimane. Forse sta anche peggio di chi se ne va>>
<<Già>>
<<Sai, ho due figli: una è la madre dei ragazzi che ti ho citato prima, e l'altro invece era un soldato>>
<<Ora non lo è più?>>
<<No, vedi... Avvicinati ragazzo... Tanto ormai siamo amici no?>>
<<Sì, mi scusi>>
<<Bene, vedi.. Dopo l'undici settembre, come tanti altri europei ed americani, mio figlio è partito per l'Iraq. E' tornato vivo per fortuna, ma non so nemmeno quanta ne abbia avuta realmente, visto che è tornato senza una gamba, ma soprattutto senza la sua anima... Dopo la guerra non era più il ragazzo che avevo cresciuto: così solare che non si faceva abbattere da niente e da nessuno e per nessuna ragione al mondo. "Non bisogna mai arrendersi,  non bisogna mai arrendersi, papà", me lo ripeteva tutti i giorni... Ma poi la guerra me l'ha portato via, e alla fine si è arreso...>>
<<Mi dispiace veramente tanto>>
<<Esistono tanti modi per perdere una persona, ed ognuna di questi ha l'inevitabile conseguensa di farci soffrire>>
<<Lo credo anch'io>>
Sembrava veramente un uomo saggio e ferito come qualsiasi padre che rimpiange il proprio figlio. E ho capito che siamo in tanti a soffrire per davvero...
<<C'e l'hai una sigaretta, ragazzo?>>
<<Sì, tenga>>
<<Oh, quant'è che non ne fumo una, ho smesso da anni! Ma a volte mi richiede... Posso darti un consiglio, figliolo?>>
<<Sì, faccia pure>>
<<Bene: non perdere tempo con quella ragazza. Sai, prima quando ne hai parlato per quel piccolo frangente di tempo, ho capito subito che non è una semplice amicizia per te. E forse, chissà, neanche per lei... Perché chiamarla ragazza e non amica? Dai figliolo, fai un passo avanti e provaci un po' di più con lei, no?>>
<<Sì, ma è difficile, ho paura della sua reazione>>
<<Sì, questo è vero, ma non puoi rimanere con il dubbio: meglio una porta chiusa in faccia ora che tra vent'anni. Sei ancora giovane, ed anche tra vent'anni lo sarai, solo che allora potrà essere più difficile>>
Ogni parola scambiata con quell'uomo faceva crescere di secondo in secondo la mia autostima.
<<Sì, perché no? Ci proverò, e vediamo un po' cosa accadrà>>
<<Bene, bravo.. Sai ragazzo, più ti guardo e più mi ricordi qualcuno: il modo di parlare e forse gli occhi... I tuoi sono di qui?>>
<<Mia madre sì, mio padre anche, lo era, o lo è, non so...>>
<<E perché non lo sai?>>
<<Se ne è andato che ero piccolo e non ne conosco il motivo>>
Un bagliore illuminò il suo viso.
<<Oh mio dio, ragazzo!>>
<<No, non si preoccupi: ormai è tanto che ci convivo, perciò...>>
<<No, non intendevo questo.. Potresti dirmi il tuo nome?>>
<<Mi chiamo Luca, Luca Pari>>
<<Luca Pari? Oddio, per caso tuo padre si chiama Stefano?>>
<<Aspetti... Sì, almeno è quello che mia madre mi ha sempre detto.. Come fa a saperlo?>>
Pensai: "Eccolo, è arrivato il mago che dice un nome qualsiasi e guarda caso dice proprio quello di mio padre".
<<Tuo padre ha i tuoi stessi occhi, grandi e celesti, e portava un paio di baffi neri. Lo sai questo?>>
Sentii come una mano stringermi forte il cuore ed un ago trapassarmi il cervello: quello che stava descrivendo era l'uomo che avevo visto nelle mie "allucinazioni", quello che mi ha chiesto scusa e quello che portava per la mano Andrea.
<<Non lo so, io ho avuto qualche volta delle specie di allucinazioni dove ho visto un uomo così e...>>
<<Allucinazioni hai detto? Stefano ne ha parlato più di una volta con mio figlio: una volta l'ha scambiato per un gufo, ha visto la sua testa girare. Loro sono partiti per l'Iraq insieme, e tranquillo: anche lui è tornato>>
Gufi? Allora era vero: quell'uomo non mentiva!
<<Sì, ma non è tornato da me! E poi perché, perché... E anche mia madre non mi ha mai detto niente... Devo andare>>
<<Forse l'ha fatto per difenderti..>>
<<Da cosa? Dai miei diritti?>>
<<Senti ragazzo: se riuscissi a contattare mio figlio forse potremmo provare a cercarlo...>>
<<Mi lasci il suo numero di telefono: la chiamerò, promesso>>
<<Sì, Luca: 3313399555>>
<<Grazie, a presto>>
Corsi a casa per parlare con mia madre: quell'uomo non mentiva, sapeva troppe cose.
La costrinsi a parlare e mi disse che mio padre era davvero un militare, e che quando avevo cinque anni non fu l'ultima volta che lo vidi: tornò poco prima di partire per l'Iraq, quando avevo all'incirca otto anni, ma io questo non me lo ricordo... Forse il mio cervello ha voluto rimuoverlo. Non ce l'ho con mia madre per non avermelo detto, perché alla fine è vero che ha voluto solo proteggermi. E, militare o no, se ne era andato molto prima per un'altra. Adesso però so chi è, so che è vivo, ed ho l'opportunità di incontrarlo, magari... E, a dire la verità, non vedo l'ora!
Alla prossima, diario

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